Per chi pensa che i misteri del Pontormo siano altrettanti importanti di quelli del Pentagono....
CRISTIANO LOVATELLI RAVARINO NEWS
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.:: Parla per la prima volta il boss dei boss,Riina.
.:: Intervista video shock sui misteri della Mafia
.:: Da Salvatore Giuliano a Bernardo Provenzano.
.:: Il racconto del padrino - archivio di Cosa Nostra.”

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Che Riina sia il padrino dei padrini-a parte l'astro sempre più luminoso di Bernardo Provenzano- Sono in tanti a saperlo,in pochi però si rendono co nto che il Riina storicamentepiù decisivo non è Totò ,una sanguinaria quasi robotica macchina da morte,ma suo zio Giacomo,Zù Jacopo, una delle menti più Sofisticate,insondate,e forse diaboliche del nostro tempo.

L'intervista che tempo fa,non moltissimo fa,mi concesse in video fu la prima e ultima che abbia mai concessa,e la cosa giornalisticamente mi inorgoglì perchè se anche a concederti l'intervista in esclusiva è il demonio ,sopratutto poi se è l'unica della sua vita,nei confronti del Demonio sei tu che sei in debito,sei tu che devi essere grato.

Quest'uomo così terribile che tutti coloro che l'hanno importunato nel suo confino dorato a Budrio poco dopo sono morti,si chiamassero capitano Basile (uno dei veri James Bond dell'Arma) giudice Ciaccio Montalto oppure giudice Borsellino,questa sorta di sinistro archivio vivente della Mafia a cui la storia della stessa ha sempre chiesto consiglio e riparo-da Salvatore Giuliano allo stesso Provenzano- perché dopo averle rifiutate per tutta la vita abbia concesso a me la sua unica intervistà per di più in video io non l'ho mai capito del tutto.

Forse perché giunto ai novanta, nonostante la vitalità di un vampiro arzillo che una cosa dice e cento ne adombra, sapeva di non averne per molto e guardandosi attorno io ero il giornalista meno catalogabile che avesse a portata di mano. Forse perché aveva saputo che il Venerabile Licio Gelli a "dimostrazione"che noi americani non lo avremmo ucciso aveva voluto che lo abbracciassi. In foto. (E infatti sorprendentemente il Padrino dei Padrini mi chiese la stessa cosa.) Forse perché…di certo ci fù che quando su un mio cellulare riservato quasi quattro anni fa il segnale squillò l'intervista non mi venne offerta,mi venne ordinata.

"Dottore (sempre formalissimi i grandi boss) Sono zù Jacopo. L'aspetto domani a Budrio alle undici."

Che io avessi qualcos'altro da fare non venne neanche preso in considerazione, un po' come un eroinomane - tale era lo scoop - a cui venga offerto gratuitamente per il giorno dopo un quintale di droga.

Perché poi questo scoop io l'abbia tenuto chiuso nel cassetto per anni il videolettore forse lo sa già. La riduzione del video in scrittura avrebbe comportato il solito taglia e cuci da parte dei tiramenti del direttore di Turno, i soliti box bizantini…e soprattutto impedito di leggere l'ipertesto profondo dell'intervista:questa maschera espressiva del Padrino (anche se male parlava quasi dieci lingue e aveva letto migliaia di libri:nei lunghi anni di detenzione non a caso aveva sempre chiesto in carcere di lavorare in biblioteca) che a stento riesce a tenere tre o quattro ammiccamenti sotto controllo sottolineando ogni tanto ira, allegria, perplessità, blandizie, minaccie con delle improvvise manate sul tavolo barocche come fonetiche pistolettate con una espressività degna del miglior Fo o del miglior De Niro.

Il videolettore attento noterà, forse rimproverandomelo, che spesso nell'intervista più che un giornalista aggressivo io sembro il suo avvocato,a volte un corleonese entusiasta.
Certo non sono stato in grado di apostrofarlo con frasi alla Fallaci: "Lei,sudicio maiale sanguinario!verro sordido ingozzato dalla morte di innumerevoli poliziotti e magistrati!e fors'anche bambini!" Ma parte farlo in mezzo a una dozzina di guardiaspalle che ci seguivano come ombre e che mi hanno sempre scrutato con il rispetto che un famelico branco di caimani avrebbe per un canarino comodamente sdraiato sul loro naso si sarebbe richiuso a riccio e non ne avrei cavato nulla.

Invece io non l'ho trattato da imputato di Cosa Nostra. L'ho trattato da Tucidide della mafia. E lui ne era veramente lo storico. E' solo in questo modo che ho potuto chiedergli della gente che andava a interrogarlo e poi moriva.
E di cose traumatizzanti, credo, ne dica.

Navarra informatore di Dalla Chiesa, la conoscenza con lo stimatissimo giudice Di Pisa, Contrada discolpato (ma Vittorio Mangano chiaramente confermato nel suo ruolo non di stalliere ma di importante Uomo d'Onore) Totò Riina e Bernardo Provenzano trattati come candidi scolaretti - dà la misura del personaggio - la massoneria antagonista alla mafia….forse la perfidia maggiore la raggiunge quando ridicolizza le capacità d'interrogatorio di un grande giudice come Borsellino….e non c'è data lontana, peronaggio minore, dettaglio infinitesimale, codicillo al curaro che egli non ricordi, focalizzi, ponga nella giusta casella.
Lui che ovviamente cosa sia la mafia non sa.

Giacomo Riina è morto più di un anno fa ma come tutti i draucula prudenti ha saputo quando lasciare il suo testamento.
Non potrò mai scordare che nei tre mesi che ha voluto essere portato al ristorante prima di fidarsi di me mai, dico MAI, sono riuscito a pagare il conto, né a Budrio né a Bologna.

Ma non perché me lo pagasse lui, ma perché non volevano essere pagati i ristoratori, e per quanto mi sforzassi di spiegare che il Don non avrebbe certo considerato una mancanza di rispetto il dover pagare conto erano loro che ,non richiesti, volevano esprimerglielo! Alla faccia che la mafia è una battaglia vinta.

Ho visto con i miei occhi noti ristoratori ringraziarlo per la presenza, baciargli le mani, inginocchiarsi, donne ancora giovani e belle chiaramente offrirglisi. Lui le dirottava a me che a quel punto iniziavano a chiamarmi "Voscienza" e a baciare le mani a me come se fossi io il nuovo Delfino.Incredibile.

Potessi scrivere quello che mi confidò nei momenti in cui non registravo riscriverei veramente molti capitoli nella storia della Sicilia. Purtroppo però, come ammoniva il grande storico Delio Cantimori, è troppo facile e si scrive già fin troppo con lo squallido inchiostro delle illazioni.

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