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Intervista
a Cristiano Lovatelli Ravarino
D:
Cristiano Lovatelli Ravarino, giornalista italoamericano
collegato anche alle riviste del Dipartimento di Stato americano.
E' giusta questa definizione?
R: Definisce una parte della mia vita.
D:
Ci racconti un pò della sua famiglia che sembra ben
ambientata nell'aristocrazia.
Sembra altresì che da parte della madre Lei sia discendente
delle famiglie Caetani e Lovatelli, mentre il padre sarebbe
stato americano...
R: No, è diverso. Il mio padre formale è
stato Mario Ravarino, americano, a lungo direttore della
Chase Manhattan Bank in Italia. Fu il primo a rendersi conto
che Sindona era un criminale e fu lui a chiudergli l'accesso
al garnde sistema bancario americano che l'illusionista
di Patti cercò di violare attraverso il mio primo
padre ma, evidentemente, babbo Mario non cascò nel
tranello. Un suo fratello Ugo Robert Ravarino che era nella
sezione Ricerche del Pentagono, è stato molto importante
per i miei futuri destini giornalistici, pessimi o buoni
che si siano rivelati. Mi ha permesso di capire cioè
quanta falsificazione, a volte, ci fosse nelle fonti informative
italiane. Non che quelle americane fossero il Graal, ovviamente.
D:
Perché parla del Suo "primo" padre?
R: Poco prima dei miei venti anni, mia madre mi rivelò
che ero figlio di un'altra persona, Gianni Lovatelli del
Colombo. Qualche araldista mi dice che il vero sottonome
sarebbe del Corno, ma sinceramente di queste cose mi interesso
assai poco. Famiglia, tra le altre, imparentata con i Caetani
e con il famoso Igor Markevitch che sposò una mia
prozia, Topazia Lovatelli Caetani.
Papà Gianni era un tipo avventuroso, un antesignano
alla Indiana Jones, rifiutò tutti i riti dell'aristocrazia
e con uno dei suoi cinque fratelli, lo zio Bibi ancora in
vita, se ne andò ad aprire piantagioni nel cuore
delle foreste del Perù quando ancora non lo faceva
nessuno. Prima di tornare in Italia dopo quarant'anni, divenne
un ottimo scultore ceramista, in Sudamerica prese lezioni
persino da Lucio Fontana, quellodei tagli alle tele. Non
c'è artista sudamericano che non ricordi ancor'oggi
il suo splendido fregio per la sede dell'Alitalia a Buenos
Aires.

D:
E Igor Markevitch, suo prozio, venne accusato di essere
il grande vecchio delle Brigate Rosse...
R: Come racconto nel mio lungo saggio sul mio giornale
on line www.cristianolovatelliravarinonews.com,
non solo secondo me lo era veramente, ma Moro, a mio avviso,
almeno nella fase terminale, fu veramente tenuto a Palazzo
Caetani. Salvo esservi spostato di pochi metri dopo la sua
morte.
Non ho nulla di scientifico a suffragio di tutto ciò,
ma mio prozio mi aveva contattato proprio nei giorni del
sequestro e ricordo perfettamente il lampo di terrore che
vidi, per un attimo, nei suoi occhi di mio prozio, quando
gli chiesi di poter visitare i sotteranei segreti del palazzo,
tra i più estesi ed inesplorati di tutta Roma. Mi
disse che c'era stato un crollo e che era pericoloso. Tempo
dopo seppi casualmente che di crollo nessuno aveva mai sentito
parlare.
D:
Nei suoi articoli ripetutamente, a volte anche in modo esilarante,
Lei smonta teorie che vedono complotti e congiure dietro
ogni angolo...
R: Io non me lo pongo come obbiettivo. Rifletto solo
sul controsenso anche tecnico, su cui a volte vengono costruite,
come non molto tempo fa nel grottesco scoop di Claudio Gatti
sulle cimici piazzate dalla Cia in casa dei Tatò,
per spiare Berlinguer che vi teneva riunioni riservate.
Nell'articolo si dilunga in mille svolazzi di colore, cita
la fonte Cia A che "conferma" la fonte Cia B...
Con tutto il rispetto, è un pò troppo comodo
citare fonti anonime dell'Agenzia che si prestano a sputtanare
l'Agenzia stessa.
Il
giornalista addirittura si improvvisa detective e, assieme
alla Tatò, si mette carponi dopo trent'anni a cercarle,
ovviamente senza trovarle. Ma non ci spiega l'unica cosa
che ci dovrebbe spiegare, e cioè come hanno fatto
delle cimici che non sono altro che un circuito stampato
alimentato da una batteria, a durare quasi sei anni, come
si evince dall'articolo quando allora (nel 1976) anche quelle
più sofisticate duravano al massimo venti giorni!
Il che non toglie che lo stesso Claudio Gatti sia tra i
pochi giornalisti di cui l'ex capozona della Cia in Italia,
il superattivo Duane R. Clarridge, parli con ammirazione
nelle sue memorie "A Spy for all Seasons" (Scribner
Book, 1997).
Clarridge
trova illuminante che il libro di Gatti su Ustica, "Il
quinto scenario" non sia mai stato tradotto.
Siccome questa intervista riguarda anche le difficoltà
del mestiere di giornalista, credo sia interessante sottolineare
quanto, su uno stesso argomento, lo stesso giornalista possa
essere discontinuo. Di esempi ce ne sono una infinità.
Ricordo
per tutti un articolo incredibile di Rocco Tolfa, oggi al
TG 2. Anni
fa, sul Sabato, intervistavò un personaggio discutibile
come Sergio Freato, l'ex segretario di Aldo Moro, il quale
venti anni dopo la sua uccisione se ne usciva con questa
"rivelazione" di Moro: "Se tra tre giorni
mi sequestrano sono gli americani".
Ma come si fa a proseguire scrivendo "infatti dopo
tre giorni..." Cito a memoria, ma il senso era quello...
cosè, una prova?
Citare
un morto dopo venti anni senza averlo mai fatto prima? -
Anche io allora, citando la fonte anonima A del Kgb confermata
dalla fonte anonima B del Kgb, posso scrivere che Andropov
mi disse "Se nel Settembre del 2001 succederà
a New York qualcosa allora saremo stati noi..." Scoop
clamoroso per certa stampa italiana! Per inciso, Andropov
lo intervistai veramente. [...]
D:
Esiste la censura?
R: C'è un livello di censura, quando ti accorgi
che l'Eroe della Repubblica ad un certo punto della sua
vita non lo è stato del tutto o non lo è stato
affatto. Quando Oliviero Beha porta prove documentali che,
perlomeno all'inizio dei trionfali campionati mondiali di
Madrid, avevamo corrotto, e subito dopo smette di fare giornalismo
attivo. Quando il grande giornalista investigativo Antonio
Selvatici nel mai querelato "Prodeide" (Fenicottero
edizioni, 2000), racconta decine di raccapriccianti retroscena
della vita dell'attuale Presidente del Consiglio, e oggi
si ritrova a vendere appartamenti...
In quanti sanno che la sconcertante informativa del nucleo
operativo dei carabinieri di Napoli che come poche altre
cose incriminò Tortora, venne stilata dall'attuale
e tanto osannato generale Mori? Gli articoli di d'Avanzo
e Bonini sullo scandalo Telekom Serbia sono rampanti, ma
in quanti sanno che i cosiddetti falsi dossier contro Violante
e Prodi, "commissionati" da Francesco Pazienza,
non sono mai esistiti?
gianni de gennaro
Concesso
che Gianni De Gennaro sia un mito, in quanti hanno indagato
su cosa combinò l'attuale capo della polizia da giovane
nel Fuan? E l'ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso
che, in una interpellanza parlamentare, lo accusò
di aver intimato, senza avere alcuna veste per farlo, a
un pentito di ritrattare delle rivelazioni contro un politico
amico pena la sospensione dei lussuosi "frange-benefits"
di Stato? E la curiosa segretazione che il suo estimatore
Luciano Violante fece delle curiose telefonate intercorse
fra lui e il pentito Totuccio Contorno che invece di trovarsi,
come avrebbe dovuto, sotto protezione negli Usa, si trovava
in Sicilia lastricando o incredibilmente incappando in pochi
giorni di ben diciassette omicidi le zone dove si trovava?
[...] Non escludo che da tutte queste circostanze De Gennaro
ne uscirebbe lindo come un arcangelo, anzi, ma è
significativo che tutti si guardino bene dall'approfondirle!
Io non sono un antidietrologo per definizione, ma penso
che giornalismo sia parlare dell'eroe anche quando l'eroe
sbaglia...
D:
Qual è allora la vera storia del micronastro citata
nella sentenza ordinanza del giudice Priore? Il rapporto
dei CC di Bologna parla chiaro...
R: Come diceva Totò: se non ci fosse da piangere,
ci sarebbe da ridire. Ma prima di fornire delle "spiegazioni",
mi sia permessa una osservazione elementare. Mettiamo pure
che io in questo "depistaggio" mi sia mosso come
un demone... Nell'estratto della sentenza mi viene concesso
uno spazio quattro volte superiore a quello del KGB! Bene,
io, per tutto ciò non sono mai stato interrogato.
Maccome, in Italia dove la magistratura non ha esitato a
schiantare Raul Gardini, la Fiat, la Mafia, la Democrazia
Cristiana, Silvio Berlusconi, con me si intimorisce? - Suvvìa,non
facciamo ridere i polli.
La verità è che, senza fatica, gli veniva
bene aggiungere una complottistica pennellata internazionale.
Quando gli inquirenti non riescono a cavare un ragno dal
buco, c'è sempre il famoso depistaggio che li salva.
Quello che mi dispiace è che per me Rosario Priore
era un mito. Visto come si è comportato il mito nei
miei confronti, debbo amaramente constatare, assieme all'amico
Valerio Massimo Manfredi, che, in effetti, gli unici miti
rimasti in piedi sono quelli dell'antica Grecia. In quanto
al merito, dopo quasi venti anni non ricordo più
neanche quasi i dettagli tranne quanto sia caricaturale
il tutto. Ricevetti per posta anonima, e penso capiti a
qualunque giornalista, questo benedetto nastro in cui si
avvertiva che in una sua parte ad "altissima velocità"
erano incise uno squaterno di rivelazioni, tra cui "le
connessioni tra Ustica e il 2 agosto". Nient'altro
o poco altro su Ustica. Che il 2 Agosto sia stato un messaggio
reiterato dopo che il primo, quello di Ustica, non venne
compreso, è una delle due o tre spiegazioni più
serie che abbiano mantenuto credibilità negli anni.
Già allora lo sosteneva il capo della Polizia nonchè
ex capo del Sisde Parisi... Non credo davvero di essere
in cattiva compagnia. Nulla a che vedere con le sofisticate
documentazioni risultate poi artefatte da giornalisti, in
buona fede per carità, trasformatisi in informatori
degli inquirenti, come Ennio Remondino o Andrea Purgatori.
Sarà
che loro, a differenza di me, dei magistrati erano amici.
Ma c'è un clamoroso elemento in più magistrati come Priore,va detto,nei miei confronti si dovrenero traumatizzare. Senza sapere di essere divenuta una
pedina delle sue illazioni, io ho fornito a Priore uno dei
pochi elementi che, forse, poteva costringere "noi
americani" a dire quello che sapevamo. Per quanto non
abbia mai condotto indagini particolari, un pò me
ne sono sempre interessato perché la zia della mia
ex moglie Beatrice Beghelli, l'avvocato Cappellini, perì
nel disastro. Un giorno scoprìi che una delle 97.000
(novantasettemila) utenze telefoniche interne del Pentagono
rispondeva a un militare, certo Michael King, il cui compito
era, tra l'altro, il controllo sugli avvenimenti di Ustica
e che aveva studiato alla John Hopkins di Bologna! Beh,
avrebbe isnospettito anche un frate treppista. Quando gli
telefonai, rimase talmente sbigottito che qualcuno l'avesso
snidato da scordarsi di mettere in moto i meccanismi di
antiintercettazione. Nel nastro, si sente nitidamente la
sua voce che dice a me che mi lamentavo che il Pentagono
dovesse aiutarmi a dimostare che NON eravano stati noi americani:
"Blimey, Christian, how did you flush out me?"
- "Cristiano cribbio, come mi hai beccato?" E
più avanti: "Ustica... do you mean the airplane
they shot down?" - "Ustica... intendi l'aereo
che hanno abbattuto?"

Bene,
questo nastro che è l'unica prova in cui un alto
vertice militare americano ammetta che l'aereo venne abbattuto,
che fine ha fatto? - L'ho consegnato nelle mani della presidente
dell'Associazione "Vittime di Ustica", la senatrice
Bonfetti, affinché lo desse a Priore. Ecco che fine
ha fatto! E, per Dio, c'è qualcuno ancora oggi che
si permette di dire che io su Ustica abbia depistato. Esattamente
il contrario! A costo, come avvenne, di subire musi lunghi
per anni da parte di certi ambienti americani.

Non
molto tempo fa, dopo più di dieci anni, riincontro
(ricordo che cera anche la bravissima M. Gabanelli
di Report) la senatrice Bonfietti a tu per tu all'apertura
della nuova sede della Galleria d'arte Foscherari in via
Castiglione a Bologna. Come dico sempre, non è mai
troppo tardi per chiedere spiegazioni. Ma ovviamente la
Bonfietti e tutti quelli come lei, non ha saputo darmi spiegazioni:
"Coos...cooosa? Priore si è comportato così?
Priore ha fatto questo? Ma certo che il nastro gliel'ho
dato! Adesso appena lo incontro gli chiedo serissime spiegazioni!"

Sono
passati silenziosamente due anni da allora.
Sarà che la Bonfietti e Priore si sono persi di vista.
D:
Come si spiega il contenuto riportato dal rapporto dei CC
di Bologna e perché Licio Gelli Le consigliò
di consegnare la cassetta al giudice Libero Mancuso?
R:
Tornando alla famigerata cassetta, può darsi che
io abbia ingenuamente creduto che lex capo della P2
si intendesse di cose tecnico-spionistiche. Mi sembra che
lui mi suggerì di darla al mio avvocato che era Roberto
Montorzi, allora molto amico del giudice Libero Mancuso.
Tra laltro, questa cassetta venne misteriosamente
rubata dallo studio dellavvocato. Non essendo stata
fatta nessuna trascizione, il mio famoso depistaggio è
quindi basato sul nulla di una microcassetta di cui io non
mi sono mai assunto alcuna responabilità e che nessuno
ha mai sentito! In realtà, con Ustica hanno cercato
di farmi scontare il famoso caso Montorzi. Capisco
quanto sia stato traumatico per il Pci che Montorzi, il
principe antiamericano dei loro avvocati, la punta di diamante
avanzata di coloro che sostenevano che se in Italia cè
una strage o muore un gatto, è colpa della Cia o
di Licio Gelli, abbia chiesto a me di andare a Villa Wanda
per chiedere scusa allallora capo della P2. Capisco
lo sconcerto e il caos suscitato.

Eppure
non mi sono mai sottratto ad approfondite richieste di spiegazioni,
come me le fecero colleghi seri quali erano ad esempio Marco
Marozzi che, a Bologna, creò la redazione locale
de La Repubblica, o Marco Guidi che poi divenne caporedattore
del Messagero, ambedue allora come adesso miei amici.
D:
Che cosa disse loro?
R:
Spiegai loro come semplicemente lavvocato, con un
figlio cardiopatico e unaltra figlia con problemi
altrettanto seri, si fosse voluto vendicare di una certa
magistratura che lo aveva mandato allo sbaraglio e che ora,
dopo aver lanciato il sasso attraverso di lui sulla stampa
(nel caso specifico su presunte violazioni accademiche da
parte del Magnifico Rettore Roversi Monaco), ritirava la
mano, accorgendosi di non avere poi tutte queste prove e
lo lasciava solo ad affrontare cause di risarcimento miliardarie.
Unaltra
mascalzonata mi fu riservata da un giornalista giudiziario
de LUnità di Bologna, quando in una intervista
condotta insieme a Paola Cascella, mi si chiese come
mai avessi tanto potere eversivo. Io risposi che di
potere non ne avevo nessuno, ma forse avevo ascolto presso
il Dipartimento di Stato nelle mie qualità di analista
di vicende italiane. Non ero come quei funzionari che stanno
in Italia quattro anni e poi se ne vanno senza averne capito
nulla. A parte i primi anni trascorsi negli Stati Uniti,
io in Italia ci sono nato e cresciuto. E quello ebbe il
coraggio di scrivere che io gli avessi confessato
che il mio potere derivava dal fatto di essere agente
della Cia!

Che
cosa? Cercai di smentire indignato, anche sulla scorta di
una autoregistrazione fatta prudenzialmente durante lintervista
e una lettera di smentita che sottoposi persino allamico
Michele Serra, allora corsivista di prestigio a LUnità,
per sapere se era scritta nel tono giusto. La mia lettera
sarà pure stata perfetta, ma il giornale ebbe la
sfrontatezza di farmi capire che non gli conveniva pubblicarla
e che avrei dovuto denunciarli! E poi cè chi
mi ha rimproverato per non aver smentito
fosse possibile
in certi casi in Italia!
D:
Licio Gelli è tra i Suoi amici? E a prescindere da
ciò, Le sembra che le accuse rivolte a Gelli siano
tutte false?
R: Tanto amico che non lo sento da quasi quindici anni.
Ma una premessa è doverosa: io sono grato agli assassini,
ai Pacciani, alle barbe finte, ai terroristi, agli stragisti
- e chi più mostri ha più ne metta - che mi
hanno concesso materiale esclusivo. Posso averne orrore
come cittadino, come essere umano, ma come giornalista sono
io ad essere in debito nei loro confronti, non loro nei
miei.

Con
lex capo della P2, lo ammetto, le cose furono più
complesse. Quando andai ad intervistarlo per Epoca. mi spiazzò
subito dicendomi a bruciapelo sulla soglia di Villa Wanda
:Se voi americani, dopo aver ucciso mia figlia, state
per uccidere anche me, dottore, la prego, me lo dica. Almeno
faccio testamento, questo me lo dovete. Rimasi di
sasso, farfugliai che non ero daccordo con qualunque
forma di violenza. Non capivo dove andasse a parare. Poi
capìi, anche se sullincidente automobilistico
che costò alla figlia Maria Grazia, dei dubbi rimangono.
Faceva parte della sua diabolica tecnica di portare linterlocutore
su stati psicologici estremi per manipolarlo. Io comunque
miravo ai suoi archivi che in parte, non tutti ma in parte,
erano un immenso bluff come mi resi poi conto. Comunque,
se lui cercava di manipolare me, io manipolai lui.

Mi
spiego. Non credo ci sia nulla di più sprovveduto
del cronista che va dallinquisito di turno, mostro
o innocente che sia, pensando di essere coraggioso a chiedergli
mi scusi, è lei il capo della Mafia
è
lei lautore della strage?. Per sondare un demone,
devi fare qualcosa per lui, non dico di illegale, ma qualcosa
per cui lui senta di dover spendersi per te. Se no, sei
solo un accattone che spera laltro non si accorga
che tu lo stai derubando. Nel caso di Gelli sapevo che aveva
la mania della nobiltà e che gli piacevano le tipe
daspetto spagnolo. Il che corrispondeva perfettamente
a una mia conoscente, grande
amica di Bettino Craxi, a sua volta spumeggiante social
climber come pochi. Insomma, come si usa dire nelle cronache
rosa, divennero intimi.
Lex
capo della P2 perse talmente la testa che dai tabulati telefonici
risulta che per anni le telefonò anche due o tre
volte al giorno. Inoltre, io avevo un altro non piccolo
strumento di pressione su di lui. Sapevo tutto su quella
americanità con la quale si era costruito il suo
carisma, inventandosi rapporti con mezzo mondo. Un esempio?
Anni dopo, per dimostare quanto fossero onnipotenti i suoi
contatti, avrebbe esibito il manuale del Kgb su di lui.
Peccato che quel manuale glielo avevo regalato io
D:
Potrebbe approfondire un po la storia degli archivi?
R: Così arrivai agli archivi che erano, a parte
il nucleo Scelba, tutta aria fritta o collages falsificatori.
Questa è anche lopinione di Michael Ledeen
e del Dipartimento di Stato. Per fargli capire quanto la
cosa era irritante, gli offrimmo cinquecentomilalire. Invece
il Sismi si fece dare decine di miliardi e gli archivi se
li costruì in casa. Non sono certi i miei,
mi confidò una volta sornione il diabolico aretino.
Io fui tra i pochi a scrivere che al Sismi si facevano la
pensione doro con le balle su Gelli, e questo spiega
anche il loro astio di allora nei miei confronti. In merito
alle accuse, non posso certo scendere nel dettaglio processuale,
le sentenze finali, come si sa, hanno ridimensionato la
terribile P2 ad una semplice cosca di affaristi. Sarà
riduttivo ma penso a mia volta che il suo fosse una specie
di Rotary cinico e parallelo, dove si ventilavano battaglie
atlantiche per mirare ai soldi.
D:
Tutto un bluff alora?
R: No, non era tutto un bluff! So per certo che arrivò
persino a scrivere i discorsi di Papa Pacelli e che molti
capi di Stato sudamericani lo veneravano. Aveva anche alcuni
documenti compromettenti sul partito Repubblicano, tra cui
persino un invito di Bush padre. Ma si fidavano di lui come
massone finanziatore dallItalia.
Ad ogni modo, io non ci ho mai creduto al Grande Burattinaio
per il quale veniva spacciato. Non
solo non parlava linglese, ma neanche bene litaliano
e a malapena il toscano. In quanto al 2 agosto, la principale
teste a sostegno degli inquirenti, Nara Lazzarini, la sua
ex segretaria, faceva rivelazioni un tanto al chilo se la
pagavi. Io, per snidarla, la registrai in una intervista
in cui mi prometteva che, se le procuravo due miliardi per
pagare i debiti di una radio privata gestita da sua figlia,
era diposta anche a dire che la strage di Bologna laveva
commissionata Licio Gelli.... ad Adriano Panatta, il più
famoso tennista italiano di allora.
Ne
scaturì un processo per cui venne condannata, processo
di cui certa stampa fece finta di non accorgersi. E per
scendere in un secondo ed ultimo dettaglio processuale sul
2 agosto, il famoso collegamento eversivo Gelli-Pazienza
con Pazienza erede di Gelli per conto degli americani ecc.,
è basato su una presunta segretissima utenza telefonica
interna del Venerabile, contenuta in una agendina
dellex superagente del Sismi contentuta in un faldone
mai rintracciato! Addirittura gli avvocati si accorsero
che il numero di protocollo del faldone era stato falsificato
appositamente per renderlo irrintracciabile! Nonostante
ciò questo faldone non è mai saltato fuori.
E in quanto ai famosi rapporti del Venerabile con noi americani,
il Field Manual che egli nascose con diabolica
scaltrezza nel sottofondo della valigetta della figlia proprio
per renderlo credibile, era acquistabile in qualunque libreria
di New York, a parte il fatto che, da tempo, la letteratura
corrente lo reputa un falso del Kgb. Però corrisponde
al vero che Berlusconi scrisse delle lettere di ringraziamento
dopo aver ottenuto per i suoi buoni uffici decine di milirdi
dal Monte dei Paschi di Siena, quando lex Presidente
del Consiglio era uno spiantato. Le ho viste io.

D:
Insomma, non è che viene fuori una lettura esaltante
del personaggio di Gelli
E la Vostra amicizia?
R: Amico di Licio Gelli? Io sono stato amico di tutti
coloro che mi hanno dato materiale giornalistico non ancora
consumato.
Indro
Montanelli, pur di accattivarselo, andò a dormire
a casa dellallora capomafia Genco Russo. Bob Woodward,
con i capi dellintelligence, ci va abitudinariamente
alla pesca al salmone, e ciò per discutere da pari
a pari però, non per elemosinare miserabili rimborsi
spese o per veicolare materiale intossicato come certi nostri
colleghi. Il settimanale LEspresso, pur
di averlo come fonte, assunse in pianta stabile il terribile
ex capo Ufficio Affari Riservati Federico Umberto dAmato
che ne dirigeva i servizi sulla gastronomia. In certi numeri
si insinuava che lui fosse uno dei diabolici registi della
strategia della tensione mentre, nello stesso numero de
LEspresso, lui dava i voti ai garganelli e al Barbera...il
massimo.
Si
obbietta che si rischia di essere troppo coinvolti dalla
fonte.

Io
penso che nessuno sia negativamente coinvolto dalla fonte,
come il velinaro gongolante il cui unico sforzo è
scrivere sotto dettatura del maresciallo o del pm rampante
di turno.
D:
Lei fa riferimento ad una intervista che avrebbe fatto a
Giacomo Riina, boss mafioso che poi risultò essere
contabile della ditta Eminflex dei fratelli Commendatore.
Quali erano i collegamenti tra la Eminflex e Giacomo Riina?
R:
Io non avrei fatto, io ho fatto lintervista a Giacomo
Riina che è stato secondo molti inquirenti il vero
cervello pensante della mafia da Salvatore Giuliano fino
a Bernardo Provenzano. Lunica intervista della sua
vita a novantanni poco prima che morisse, per di più
in video. Chiunque può guardarsela nel mio giornale
online, e credo abbia un qualche interesse se università
come quella di Siena lhanno inserita nel proprio corso
sulla mafia per gli studenti stranieri..
Quanto
Giacomo Riina mi disse sulla Eminflex, mi sembrava trascurabile
rispetto al tentativo che ho fatto attraverso di lui di
gettare una sonda nellintero universo mafioso. Riina
era sposato alla sorella di Luciano Leggio, e in una tenuta
dei Leggio, i Commendatore pare abbiano nascosto un sequestrato.
Ed è vero che non hanno mai saputo spiegare la provenienza
dei miliardi con cui hanno pagato lesplosione televisiva
che li ha resi i leader nel settore in Italia.

D:
Ed i rapporti tra la Permaflex che era stata di Gelli, e
la Eminflex?
R: Non mi risulta ci fossero rapporti tra la Permaflex e
la Eminflex, tranne che la prima in anni successivi è
stata acquisita dalla seconda.
D:
Ed infine i rapporti tra la Eminflex e Mediaset?
R: Ho visto una volta Rita Dalla Chiesa reclamizzare
in Mediaset loro prodotti. Figlia di tal Alberto Dalla Chiesa
ucciso dalla Mafia, e sorella di Nando Dalla Chiesa! Penso
abbiano fatto qualche controllo, più di quanti non
abbia fatto Mike Buongiorno
D:
Ha mai conosciuto Marcello DellUtri?
R: Marcello dellUtri lho conosciuto. Anche
in questo caso hai qualche probabilità di non incorrere
nel solito presuntuoso compitino mediatico, se solo fai
qualcosa per il personaggio che intervisti. Gli segnalai
una incredibile frode processuale che aveva subìto
a Palermo. Diffidente comè, fece periziare
la mia controperizia dal suo grande amico, nonchè
credo consigliori, Lino Jannuzzi. Vado una sera a cena dalla
mamma della moglie di Berlusconi, lemiliana Flora
Bartolini in quanto Veronica Lario è un nome darte,
e scopro che sia lui che Jannuzzi avevano tessuto le mie
lodi.Che giornalista straordianario! Che mente! Che
bravo! Gli americani allora ci vogliono bene!
Dì
al caro DellUtri, replicai alla suocera di Berlusconi
che se gli elogi me li fa per interposta persona e
non direttamente e perlomeno non mi concede unintervista
esclusiva, lo considero, non dico davvero un mafioso, ma
qualcosa di ancora più squallido, un cafone, un caporale
arrogante che crede tutto gli sia dovuto. Non sono mica
un suo dipendente. DellUtri, dopo alcuni giorni,
affittò solo per noi due lElmet, credo il ristorante
più raffinato di Milano. Ma io non ho saputo sfruttare
questa occasione.

D:
Perché?
R: Cercai di piazzare qualche domanda imbarazzante,
ma anche se ho sempre avuto una qualche discreta capacità
ipnoticopsicologica nei confronti dei miei intervistati,
mi ritrovai di fronte un fachiro che aveva costruito gran
parte dellimpero Mediaset. Non so se mi spiego...
Mi avviluppò in una ragnatela di aneddoti e di champagne
talmente insinuante, che poco mancava che il conto lo pagassi
io. Gli chiesi in effetti come avessessero fatto quelli
della Eminflex senza una lira a pagare decine di miliardi
di passaggi televisivi. Lui mi rispose che Mediaset si basava
proprio su questo: dare fiducia a chi aveva potenzialità
di crescita senza farlo pagare allinizio. Se avessi
avuto il bilancio consolidato di quegli anni, magari avrei
anche potuto smentirlo, ma non lavevo. Non sempre
si riescono a cogliere le occasioni... Gli chiesi se Berlusconi
non avesse avuto imbarazzo a pagare la meravigliosa Villa
Arcore alla erede Casati Stampa un quinto del suo valore,
per di più con azioni che si rivelarono presto carta
straccia. Impassibile mi rispose che la Villa stava crollando
e Berlusconi i miliardi li spese a salvarla. Sarà!
Io non so se sia un padrino ma di sicuro e nel senso migliore
del termine, ne ha la sottigliezza. Mi portò a casa
sua e mi presentò alle sue figlie. tra lalto
di una bellezza sconvolgente benchè solo quindicenni.
Poi per quasi mezzora stette a consolare un suo ex
maggiordomo che aveva perso precocemente la figlia. Insomma,
mi aveva fregato. Come fai a scrivere contro uno così?
Magari un giorno scoprirò che quel maggiordomo aveva
studiato allActor Studio. A pranzo lo avevo anche
incalzato sul famoso stalliere nonchè uomo donore,
il mitico Mangano. Chiaramente è stato il garante
perchè i boss della Sicilia non vi infastidissero..,
illazionai allimprovviso.

Mi guardò e rimase in silenzio, blindandomi in uno
di quegli sguardi siciliani in cui la risposta sei tenuto
a dartela da solo, se no sei un idiota. Un giorno però,
a Marcello dellUtri un terzo grado non glielo risparmio.
D:
È una minaccia?
R: No, una promessa.
D: Cosa ne pensa dell'ipotesi che il crimine organizzato
e in particolare la mafia abbia avuto un ruolo centralein
Italia nell'impedire l'avanzata del Pci?

R:
Lo sosteneva gente come Luciano Leggio e tutta una certa
letteratura orientata a cui non credo.Ciancimino a Palermo
andava avanti anche con i voti del Pci...il che non significa
certo che in Italia fosse il Pci il partito di riferimento
della Mafia. Come mi ha fatto capire Bruno Contrada i rapporti
strutturali tra i famigerati esattori Salvo e la DC non
sono mai stati esplorati fino in fondo.Purtroppo,non per
sottramivisi,questa sola domanda meriterebbe tutta l'intervista,o
un libro.
Perchè
venne ucciso Salvo Lima?lo sfegatato anticomunismo del secondo
dopoguerra non aveva più senso crollato com'era l'Unione
sovietica...
Non ho seguito il processo e non sono il capo occulto della
Dia...però anche qui ho la riprova di quanto forse
indispensabile ma spesso controproducente sia stata l'arma
dei pentiti.Mi spiego...molti di loro definiscono Lima uomo
d'onore ma tanto per cambiare mentono,Lima non era un uomo
d'onore.Lo fosse stato avrebbe dovuto uccidere come da rigido
codice di Cosa Nostra la moglie Giulietta fuggita all'improvviso
con un ufficiale di Marina perchè se ne era innamorata
....e invece la Giulietta (che ha anche progettato l'abito
di nozze della mia ex moglie) per quarant'anni ha fatto
la creatrice di moda a Bologna sopravvivendo a lungo al
marito.Il potere che aveva Lima su Andreotti lo avrebbe
forse potuto spiegare la moglie italosvizzera dell'industriale
del vino Ruffino(la mia peraltro è solo una ipotesi
basata su un colloquio di anni fa con la nobildonna ticinese)
nella cui casa-vicino alla sua- per anni Andreotti si è
dedicato al gioco,in modo forse non sempre giocoso.Ma ormai
questo è il passato.
D: Lei definisce Bruno Contrada uno dei più grandi
poliziotti nella lotta al crimnine organizzato.Come si spiegano
le tante accuse rivoltegli?Solo inesattezze investigative?

R:
Che Bruno Contrada sia stato uno dei più grandi poliziotti
della storia di questo secolo non lo dico io ma il suo cursus
honorum e la gran parte dei capi della Polizia,dei Servizi
Segreti, e dell'Arma dei Carabinieri che in questo modo
si espressero durante il suo processo. Basterebbe leggersi
lo splendido libro scritto diversi anni fa per la Rubettino
editore"Il caso Contrada tra Stato e Cosa Nostra"
dal corrispondente storico del Corriere della Sera a Paermo
Felice Cavallaro (che però nelle cronache giudiziarie
diventa subito molto piùcolpevolista ,eh quando i
magistrati ti danno il pane mediatico...)dove tutte le innumerevoli
accuse contro l'ex capo della Criminalpol vengono smontate
ad una ad una....parliamo di un formidabile investigatore
descritto come uno a cui Falcone stringeva a malapena schifato
la mano e di cui invece Falcone chiese la promozione per
meriti straordinari,descritto-da gente disinformata e in
malafede- come anima nera di Ninni Cassarà che invece
lo trattava come un padre... che avrebbe rilasciato illegalmente
documenti prefettizzi al capocosca Stefano Bontate quando
ancora non era in carica alla Prefettura di Palermo... che
ha arrestato la gran parte dei pentiti che lo accusano(e
lo credo che l'odio fosse concordante..)i quali nel tirarlo
in ballo dopo anni dal pentimento e spesso facendo capire
sotto enorme pressione degli inquirenti sbagliano luoghi,date
,persone...che era arrivato a rintracciare i figli di Bernardo
Provenzano e a capire i luoghi della latitanza del boss
dalla sfumatura del loro dialetto e viene bloccato guarda
caso un attimo prima della cattura del latitante...(dura
dare del mafioso a chi ti ha appena catturato il capo della
Mafia..) è una storia talmente labirintica che non
posso che rimandare il suo videolettore alla mia intervista-credo
la più esaustiva in questo ambito- fattagli per il
mio giornale on line www.cristianolovatelliravarinonews.com....
D:
Non le sembra strano che gli errori e la malafede siano
sempre dalla parte della magistratura inquirente?
R: Ma allora la malafede degli inquirenti attorno a
lui era generale?è terribile pensarlo,anzi non posso
crederlo...a me uno come il giudice Caselli è sempre
sembrato una specie di Cavaliere immacolato della Tavola
Rotonda....eppure quando uno stana le magagne di tutti (
tra le tante ad esempio i pericolosi rapporti dell'Arma
in Sicilia con gli esattori Salvo )non ti stupisci poi che
due alti Ufficiali dell'Arma mentendo (come da sentenza
della Procura di Caltanissetta) sostengano di avere avuto
le prove che Contrada era in via Amelio pochi secondi dopo
la strage di Borsellino...una delle cose che più
mi ha traumatizzato nel giornalismo giudiziario è
vedere di che cosa sono capaci gli inquirenti pur di portare
acqua al proprio mulino accusatorio.. (il che nulla toglie
al debito immenso che abbiamo verso tanti investigatori
e magistrati eroici ).
Durante l'unica causa (vinta)avuta qui in Italia per la
nota vicenda dei disegni regalatimi dal famoso pittore Francis
Bacon pur di perquisirmi la macchina quelli del Nucleo
Tutela Patrimonio Artistico (che pure compiono in genere
sui nostri tesori d'arte un'opera di protezione straordinaria)
si inventarono che io aveva precedenti per TRAFFICO INTERNAZIONALE
DI ARMI NUCLEARI...."Soltanto questo?-ebbi la presenza
di spirito di replicare a un imbarazzatissimo maresciallo
del Nucleo- per fortuna.. temevo aveste scoperto le mie
magagne!!"
D:
Lei descrive uno come Michael Ledeen come una persona di
buon cuore con cui si beve gradevolmente un bicchiere di
vino.Ma non le sembra che dopo i filmati che ci hanno mostrato
un Adolf Hitler cordialissimo intento a mangiare la torta
alle fragole le qualità private di una persona non
abbiano nulla a che fare con il ruolo che svolge?

R:
Paragonare Michael Ledeen ad Adolf Hitler non mi sembra
accettabile neanche come battuta di cattivo gusto...
D:
Non era un paragone ma sottolineare ripeto che le qualità
private di una persona non hanno nulla a che fare con il
ruolo che ricopre...
R: Purtroppo quando una persona la si conosce personalmente
e si sa tutto della sua vita notare gli strafalcioni o le
insinuazioni che nei suoi confronti vengono fatte dai media
e dalle istituzioni gelose ti dà un grande senso
di frustrazione sui limiti di questo mestiere...magari però
anche io se scrivessi sulla sinistra diessina giovanile
siciliana incorrerei in innumerevoli solecismi....in ogni
caso non dico che Michael sia perfetto. Il famoso Billygate
che in genere viene ricordato in modo esecratorio ed invece
è un merito storico(perchè permise di sostituire
a un Billy Carter ormai ricattabile un Ronald Regan che
non mi sembra,storicamente,abbia fatto male) non è
merito suo, ma di Francesco Pazienza (un'altro presunto
Satana la cui storia andrebbe ampiamente riscritta). Michael
non ha esitato ad appropiarsene(sarà che era il suo
ambiente) senza dire neanche grazie all'ex braccio destro
di Santovito.E' vero, spesso è ossessivamente in
cerca di soldi per le sue difficili e profetiche iniziative(venticinque
anni fa scrisse che l'Iran si sarebbe trasformato nel paese
più destabilizzante del mondo come è cronaca
di questi giorni) e unisce la cultura di un professore universitario
a sonde personali in tutti i servizi segreti del mondo(know
how irripetibile senza l'aiuto del quale giornalisti famosi
come Claire Sterling non avrebbero potuto attuare molti
dei loro scoop e anche in Italia,perlomeno per un certo
periodo, vecchi maestri di investigative-journalism come
Corrado Incerti). Il che ha suscitato le gelosie isteriche
di personaggi come l'ex capo del Sismi Martini o dell'attuale,
Pollari, il quale sostiene che ne parlasse male anche l'ex
direttore della Cia George Tenet,cosa a cui non credo...
in ogni caso emblematica per chi sostiene che Michael sia-ovviamente-
uno dei virus con cui la Cia cerca di contagiare l'Italia.
D:
Ma non solo qui in Italia lo si guarda con sospetto...
R: Ma qui stiamo parlando di uno che a suo tempo salvò
i rapporti tra l'Italia e l'America con la famosa traduzione"diplomatica"tra
Regan e Craxi per la questione di Sigonella e che in un
periodo in cui,in Italia, dormiva a casa dall'allora presidente
del Consiglio Craxi o dall'allora Presidente della Repubblica
Cossiga da ineffabili istituzioni come l'Associazione Vittime
Familiari di Bologna veniva adombrato come uno dei possibili
mandanti occulti della strage di Bologna...ma siamo impazziti?
Imtanto sono le parole scritte di Ledeen a parlare da sè!
E' facile scrivere su una persona basandosi su qualche ritaglio
di giornale e su qualche insinuazione istruttoria....la
realtà degli altri non è mai così miserabile
come certi faldoni o certe vulgate propalano.Tra l'altro
il consigliere più ascoltato del Presidente Bush
è forse Karl Read e l'unica persona da cui Read si
faccia a sua volta consigliare è Ledeen...non mi
sembra il caso di trattarlo come una specie di orco, come
si dilettano pressapochisticamente in troppi.
In quanto alla mia mail e al tono provocatorio con cui ho
reagito alle vostre illazioni su Michael credo che ,grazie
soprattutto al vostro Direttore, abbiamo saputo spiegarci
in modo corretto e civile. Spero-grazie anche a questa intervista-
in modo interessante e forse costruttivo per i vostri- mi
dicono- sempre più numerosi videolettori."

D:
Ma si diverte ancora a fare il giornalista?
R: " Sarà come dice Freud che da grandi
facciamo quello che ci hanno impedito di fare da bambini
- e io ho avuto una infanzia severissima - io ho fatto questo
mestiere semplicemente... per continuare a giocare."
D: Ogni tanto ha paura?
R: Mi rendo conto che il gioco a volte è stato
sconsiderato.Ma non perchè abbia mai pensato di rischiare
o di voler fare il Davy Crocckett della notizia(la mafia
si vendica se la anticipi
non se raccoglie le memorie di un suo capo storico )ma perchè
a volte ho sottovalutato le sofferenze che le mie scorribande,benchè
in buona fede e forse non del tutto sbagliate,procuravano.
D: Si sente solo in quel che pensa?
R: Non potrò mai scordare quando durante il caso
Montorzi a Bologna vedevo la gente scostarsi impaurita o
addirittura al mio passaggio velarsi di lacrime gli occhi.
Il tempo almeno in parte penso mi abbia dato ragione,ma
della sofferenza procurata soprattutto alla gente semplice
non potrò mai essere contento.
D: Si sente un uomo di destra?

R:
Se qualcuno pensa che io sia un simbolo della destra radicale
americana sbaglia di grosso,come confessai una volta a Massimo
d'Alema incontrato avventurosamente nell'Isola di Salina
che mi chiedeva di spiegargli chi fosse mai il misteriosissimo
ambasciatore Reginald Bartholomew (proveniva dall' International
Security Office,non affiorava in nessun files) io già
da allora descrivevo nelle mie analisi a chi di dovere il
Pci -avendolo vissuto capillarmente in Emilia -come un affidabile
partito di socialdemocratici..... magari fin troppo interessati
a riconfigurarsi in business men.
D:
Quali sono i suoi progetti futuri?
R: Per il futuro....verso la fine della sua vita il
mio amico Francis Bacon ,il pittore dei volti deformi dell'urlo
e dell'angoscia, confessò nell'isoletta siciliana
di Panarea al suo buon conoscente il mitico arredatore Giulio
Contarini che gli sarebbe tanto piaciuto fermarsi più
a lungo alle Eolie per dipingere solo aquarelli di fiori
e di piante.Così nel mio piccolo dopo aver scorrazzato
per decenni su stragismi,terrorismi ,mafie,serial killers,e
mostri vari mi piacerebbe scrivere solo di cose belle,tipo
il mio adorato gatto Pipino troppo precocemente scomparso
o incredibili personaggi che non credevo esistessero tipo
il Bionaturopata ed Iridologo Bruno Zanzi di Lugo di Romagna
che nonostante io creda a malapena che due per due faccia
quattro e cose come l'omeopatia mi facciano ridere ho visto
letteralmente miracolare solo con la scienza della nutrizione
miei conoscenti che la medicina ufficiale aveva abbandonato
al proprio destino.
Speriamo che il caro Francis si sbagliasse quando diceva
che l'esistenza è quella cosa in cui tu cerchi per
tutta la vita di dipingere un sorriso senza mai riuscirci.
Intervista
di Michele Guarnieri
www.tifeoweb.it
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