Gli
archivi sono il sale del giornalismo ma se essi ti trasformano
in inquirente monocratico hai un solo modo,per quanto angoscioso,di
non trasformarti in qualcosa di pericolosamente lontano dal
tuo mestiere : bruciarli.
A me sono capitati-per quello che ora riesco a ricordare-in
due soli casi: uno apparteneva alle brigate rosse, il secondo
a un mio prozio che negli ultimi anni è diventato abbastanza
famoso essendo stato il solo a riuscire ad indossare,per quanto
fugacemenente, la pesantissima casacca di Grande Vecchio:
Igor Markevitch.

IGOR
MARKEVITCH
|

UNA FOTO MAI VISTA:
GLI ELENCHI DELLO STB
(click per ingrandire)

|
Il
primo l'ho bruciato, il secondo no.
Ma procediamo per ordine,per quanto possa esserlo quello delle
proprie emozioni. L'unico peraltro che nella mia vita sono
sempre riuscito a rispettare.
L'archivio delle Brigate Rosse,intendo quello di Barbara Azzaroni,non
mi venne consegnato nè dal Pentagono, nè dal
KGB, ma dal caso e da un senso di pena.
Stavo studiando tanto per cambiare i miei libri di politica
internazionale alla Hopkins nella zona universitaria di Bologna
quando notai due cose. La madre di Barbara Azzaroni seduta
sulla panchina di un giardinetto limitrofo alla Università
americana e il fatto che batteva i denti. Dal freddo. Aveva
un liso cappottino ormai ridotto quasi a cartone e parlava.
Parlava da sola. Inoltre piangeva, piangeva senza neanche
nettarsi le lacrime come se in lei la sofferenza fosse ormai
diventata un secondo sudore. In lei non trapelava alcun imbarazzo
perchè ai piedi le dormivano due drogati russando e
un signore dalla età millenaria si cucinava in maglietta
traforata sotto una sorta di smokin trasparente di plastica
una minestra dall'odore misterioso che veniva inalata con
circospetta attenzione da alcuni piccioni soddisfatti,sembravano,di
sentirisi finalmente superiori a qualcuno.
Non era facile andare a fare le condoglianza per una figlia
che era stata non molto tempo prima esecutata dalla Digos
in un bar di Torino-nonostante pare si fosse arresa-con quasi
cento pallottole. Il che significa che all'autopsia non venne
portato un corpo ma alcuni ,robusti ,brandelli di carne.Le
uniche foto riconducibili a quel povero corpo smantellato
che ho potuto vedere ma non riprodurre sono forse quelle dell'omicidio
Pasolini (purtroppo quelle della Azzaroni sono assai piterribili)
Ma io lo feci; anche perchè la Azzaroni era stata compagna
di appartamento per un certo periodo di una mia ex fidanzata,
la Silvia Z. (non voglio rovinarle del tutto la carriera oscillante
tra i verdi e i ds)che se non avesse avuto un cattivo carattere
avrebbe probabilmente
potuto sostituire la Silvia Bartolini nella sfida contro Guazzaloca
e probabilmente avrebbe vinto.Insomma per me la Azzaroni non
era una mera astrazione (adesso le rare volte che ci incontriamo
la Silvia Z -nonostate un fidanzamento di quasi 3 anni- cambia
repentinamente marciapiede diventando cianotica ,come se portasse
in sè il peso di aver copulato con Satana: è
di quelle che se scrivono che dietro il 2 Agosto e l'11 Settembre
ci sono io ci crede).
La
mamma della Azzaroni (o era la mamma del compagno storico
della figlia ,Bignami?chiedo scusa ma scrivo senza avere con
me il carteggio di mriferimento)mi accolse come se ci conoscessimo
e mi aspettasse da sempre. Forse la solitudine a volte raggiunge
tali livelli che chiu nque ci rivolga la parola, anche un
vigile urbano per farci una multa, diventa un nostro fratello.
Sono cresciuto più con i mei nonni con i miei genitori:
non sopporto le persone anziane che soffrono.
Con la scusa che avevo gestito un magazzino di invenduti tornai
il giorno dopo con u n pacco di abiti anche per la figlia
di Barbara: non avevano riscaldamento in casa nè di
che mangiare,nonostante il comune si fosse fatto bello di
provvedere alla assisenza di queste povere sventurate.Ma,
si sa,i politici una volta che l'assistenza l'hanno proclamata
sui giornali si sentono esentati dal praticarla.
Devo aggiungere per onestà che a tanto mia sollecitudine
mi spinse presto un motivo abbietto:la figlia della Azzaroni.
Aveva circa quattordici anni,uno scalino appena superiore
al farti sentire pedofilo come rischiavo di essere avendone
io già una trentina.Io non credo di riuscire a descriverla
ma se la Madonna di Loreto potesse essersi confusa con una
danzatrice di lap dance ibericodalmata con le labbra che parevano
essudsare sangue fiottando ogni tanto un minuscolo rivolo
di saliva quasi i suoi umori si accalcassero per uscire...
quella era lei.
Chissà che la riconoscenza... (ma venni subito inquadrato
da una sua amica più anziana-di cui intuivo di sicuro
una sola cosa:che al mondo tutto le piaceva tranne che gli
uomini)che ci stette addosso come una piovra isterica costringendomi
,dico con rammarico per fortuna,di essere cavaliere fino in
fondo.Dopo settimane di attenzioni,di cene in ristoranti caldi
e confortevoli,di un lavoro trovatole in gelateria(modesto
ma importante per la figlia di Barbara che credo si chiamasse
Monica )la madre mi condusse in uno scantinato."Noi abbiamo
nulla per ringraziarla Cristiano,ma vorrei darle almeno questo."
Mentre mi schermivo come da una involontaria lampada di Aladino
uscirono dallo scatolone materiale che al generale Dalla Chiesa
se fosse stato presente avrebbe di sicuro procurato l'infarto.Risoluzioni
strategiche,agendine con centinaia di numeri -tra l'altro
ingenuamente crittati- (per capirne l'algoritmo ci misi alcuni
minuti, crittografia io l'ho studiata) tecniche per la costruzione
di materiale esplosivo devo dire queste per nulla ingenue
ma che rivelavano una seria preparazione militare(mi colpì
come sapesse che la comunissima aspirina unita ad acido idrocloridrico
,potassio clorato, e mannitolo e scaldata a fasi alterne(prima
80° poi 200°)portasse al nitrocloranile,cioè
l'antisoglia della nitroglicerina: non so se mi spiego).Ma
soprattutto il quasi introvabile tartufo eversivo erano le
agende,anzi le date. Le brigate rosse sapendo come da classico
manuale della guerriglia che non tutto poteva andare sempre
liscio programmavano incontri anche a mesi, a volte addirittura
anni di distanza. Sempre ingenuamente crittati nelle agende
c'erano ,con date e luoghi ,quattro mesi ancora operativi
per sette incontri in cinque città diverse.
Il videolettore scettico potrà obbiettare che era molto
strano nessuno dei suoi compagni di lotta fosse andato a riprendersi
quel materiale., o non fosse stato trovato dagli inquirenti.
Il fatto è che era sepolto sotto montagne di materiale
innocuo,ricordo le foto del suo matrimonio in Comune con un
abito chiaramente firmato e un Renato Zangheri che offficiava
festante.
Io
presi quel materiale,salì sulle colline vicino Pianoro
e ne feci un falò (conservando solo il materiale innocuo,tipo
le foto del matrimonio e alcuni libri di poesie di carattere
insurrezionalistico,alcune anche belle.) Alla faccia di chi
insinua che appena vedo una spia mi metto tutto beato sull'attenti.
Mi dispiace se per caso consegnarlo ai magistrati avrebbe
magari potuto impedire dei morti ma anche l'avessi spedito
per anonimo plico sarebbero risaliti a me ,e non stava certo
in me sostituirmi a loro ,nè tanto meno diventare un
loro informatore.Su di una ragazza ribelle all'ordine costituito,
d'accordo, ma lirica e sognatrice e pronta a dare qualunque
cosa di prezioso avesse a chiunque glielo chiedesse,fosse
anche un clochard di passaggio.Forse l'unico comunismo in
cui ho sempre creduto-io che di certo marxsista non sono-è
quello dei gesti,non certo quello degli statuti. E poi la
Azzaroni non era stata uccisa in un conflitto a fuoco,in un
conflitto a fuoco,pur arresasi,era stata polverizzata. Con
tutto il rispetto non so quanto mi innamorasse diventare il
segucio di simili metodi. Mentre
salivano le spire delle braci proprio vicino al campetto di
calcio a Gaibola, che ha ispirato a Lucio Dalla forse il suo
primo e miglior capolavoro mi chiedevo se non stesse andando
in fumo anche la mia carriera di giornalista investigativo.Ma
,questo troncò i miei dubbi, la madre della Azzaroni
non si era affatto resa conto di ciò che mi stava consegnando.
Più che autore di uno scoop mi sarei sentito autore
di un colpo alla nuca.
L'archivio del mio prozio Igor Markevitch quello no, non l'ho
bruciato, anche perchè a lui sarebbe dispiaciuto...
però ci ho messo degli anni sia a capire chi fosse
veramente lui, sia che l'archivio me l'avesse consegnato.
Può sembrare incredibile ma cosa non lo è nella
vita di questo incredibile personaggio? persino il tono di
voce con cui il mio vero padre naturale Gianni Lovatelli della
famiglia Chigi (ramificata nei millenni anche ai Caetani)
me lo annunciò era inusuale, nonostante i suoi modi
di perfetto aristocratico avessero come dogma centrale rimanere
imperturbabile, sempre.
Quella volta invece era sbalordito, mentre mi telefonava da
una villetta all'Olgiata dove suo fratello lo zio Bibi
ZIO BIBI LOVATELLI CON PRINCIPESSA VITTORIA ODESCALCHI
gli aveva procurato un forno per seguire la sua grande passione:
le fusioni in ceramica. "Crìstian,dunque...non
ho cap..., è che... Igor ti vuole vedere." "Chi
è Igor?" chiesi disorientato. "E' un famoso
direttore d'orchestra che ha sposato una zia Caetani, Topazia
,incrociata ai Lovatelli, sai come la famosa zia Ersilia..."
"E perchè è strano mi voglia conoscere?"
"Bè, è da venti anni che non si fa vivo
con nessuno di noi."
Ma siccome attorno al soprendente naturale figlio di Gianni
Lovatelli Caetani (c'eravamo conociuti che io avevo diciassette
anni e lui più di sessanta) c'era
una curiosità quasi morbosa da parte di un certo ambiente
romano io allora ero talmente presuntuoso da pensare di poter
interessare persino un personaggio imperscrutabile coma lo"zio"Igor.
Ma la verità è che sapeva.
Non potrò mai scordare la naturalezza con cui dopo
dieci minuti sembrava ci fossimo frequentati ogni giorno della
nostra vita e con cui introdusse, incenerendomi, l'argomento.
Parliamo,interessante data,del dicembre dell'77,lo ricordo
perchè c'erano stati i fatti di Marzo a Bologna e il
grande musicista aveva portato al papà regali natalizi.
Dopo essersi interessato del mio nascente interessamento per
il giornalismo,della mamma Mariacarla, della mia fidanzata
(a quei tempi proprio la Silvia Z.) di come andava lo sci,
il tennis ,il gatto e il voto all'Università un velo
nero gli attraversò all'improvviso lo sguardo (è
una sensazione indescrivibile quella che provai,come se il
riscaldamento in casa si fosse spento di colpo)e finalmente
me lo chiese.
Mi
chiese del satellite.
Un parente del papà Ravarino americano(che fu per più
di venti anni il direttore della Chase Manhattan Bank in Italia
con il merito storico di aver fatto fallire Sindona: ma questo
è un altro discorso) era il coordinatore tra il National
Security Council e il Foreign Satellite Collection,in pratica
la copertura satellitare di tutti i punti caldi del mondo.
Il Dipartimento di Stato si rifiuta di fornire il film di
ciò che succede -dall'attentato di Sadat a Ustica-perchè
se no farebbe solo quello,perchè non sempre le trasmissioni
riescono e poi perchè il segreto,una volta svelato,non
ha più alcun valore.Aveva fatto una eccezione.
Il parente diretto del papà Ravarino,il cui nome qui
è superfluo ricordare-ma gli debbo ahimè quasi
tutti i miei più o meno rimarchevoli scoop-mi era venuto
a trovare nell'Ames Building North Fort Meyer drive a Rosslyn,uno
dei luoghi più chiusi per l'addestramento diplomatico
in America,ed era un pò come se il Re Sole fosse andato
a trovare in una stalla il nipote aspirante archibugista.
Era banale incontrarlo, che so a ,Saint Louis dallo zio Albert
Ravarino
(grande pastaro, persino Barilla nel privato mangiava pasta
Ravarino e Freschi) ma non aveva senso a North Fort Meyer.
"Dalla Chiesa mi sta addosso-mi aggiornò venendo
subito al sodo-ma noi non possiamo certo dargli le nostre
trasmissioni satellitari,però non vogliamo neanche
offenderlo.Siccome tra i desiderata ci sono anche le giornate
di Marzo e tu da quello che so eri i n mezzo alla mischia
dagli tu il nastro,digli che l'hai fatto tu.""IO??
Ma,sir -risposi gerarchicamente rispettoso- dall'alto di quale
aereo personale?""Certo,digli che l'hai ricevuto
per plico anonimo.
Ora,qui
si impone una precisazione.Citando fonti anonime o persone
morte-come molti cosidetti giornalisti investigativi peraltro
fanno- io potrei anche dire che il mio parente americano mi
presentò gentilmente Gesù Cristo e che io mi
faccio garante con il Papa che esso è risorto e compie
di nuovo miracoli in mezzo a noi.
Un pò troppo facile, forse.
Posso,per fortuna,citare un testimone.
E' il giudice Aldo Gentili di Bologna. (quello che nelle sue
memorie Pazienza sostiene voleva farlo più o meno eliminare
dai servizi segreti e che nelle Isole Seychelles ,dove sarebbe
dovuto avvenire il tutto, come collaboratore volontario dei
servizi militari c'era....il futuro giudice Antonio Di Pietro!che
tempo dopo da responsabile del pool di Milano si sarebbe scusato
con lo stesso Pazienza del tutto!E la Madonna!
Durante una conferenza stampa di alcuni anni fa a Bologna
durante una delle sua prime uscite per l'italia dei Valori
chiesi a Di Pietro come mai non avesse querelato Pazienza
(scopersi poi che non sapeva neanche che nel suo libro- intervista
con Massimo Franco Craxi lo aveva definito un agente della
Cia -anche lui!-:il pool di Milano non era poi così
onnisc iente...) La sua risposta fu semplicemente straordinaria:"Sa
dottore,qui siamo a Bologna....non sono certo cose che possono
interessare o essere capite dai suoi colleghi locali. Mi riservo
di darne ampia documentazione in seguito a lei e alla ambasciata
americana."( Ovviamente io penso invece che la metà
almeno dei colleghi emiliani siano più intelligenti
di me.)
Durante un colloquio con me il giudice Gentili che conoscevo
decantò le straordinarie qualità tecno-satellitari
raggiunte dal nucleo dalla Chiesa.
"Lei
si riferisce al nastro delle giornate di Marzo? Veramente
a Dalla Chiesa il nastro gliel'ho dato io..."
"Ah.ecco....mi sembrava strano. Mamma mia Ravarino,meglio
non averti come nemico!."(mi si permetta un inciso: in
mezzo ai dimostranti c'era mezza Bologna che contava :avvocati,
ingegneri ,famosi cantanti,consiglieri comunali e regionali...non
mi sentì affatto uno che spiava qualcosa, ma uno che
dava un documento su quanto radicata socialmente fosse quella
sollevazione...)
Bene,lo zio Igor sapeva.
A lui però delle giornate bolognesi suppongo non importasse
nulla....importava quello che il satellite VEDEVA. Fu straordinario
come riuscì a non insospettirmi (in realtà,temo,l'ultimo
dei colleghi locali- per usare il distinguo di Di Pietro-
si sarebbe insospettito e ci avrebbe fatto sopra uno scoop
da far impallidre il Watergate ma allora a me,purtroppo ,interessava
solo il tennis e corteggiare una leggiadra procace Lanza di
Trabia figlia di amici del papà Gianni....alla faccia
dell'agente segreto.)
"Ma zione, scusa, come fai a sapere di questa cosa?chi
tel'ha detto?io credevo facessi il direttore d'orchestra..."sbottai
nell'unico gracile soprassalto di perplessità che mi
attraversò in quel momento.
"Ma no-mi rassicurò con un sorriso tale che in
viso ad Adolf Hitler avrebbe rassicurato persino i detenuti
di Auschvitz-non sono io che non sono musicista ,è
il generale Dalla Chiesa che lo è,è lui che
me lo ha detto-Pochi lo sanno ma il generale è un ottimo
paroliere,ad esempio ha composto molti testi delle canzoni
di Mina anche se per motivi di immagine lo nasconde(sconcertante
secondo lavoro che in seguito mi fu confermato,ndr)"
"Una mia adorata nipote russa so che lavora al Cremlino
ma siccome mi rifiuto di iscrivermi al partito non me la fanno
vedere da anni, se è ancora viva-e non ne sono sicuro-ogni
giorno attraversa la Piazza Rossa. Sarebbe così di
conforto per me sapere che è ancora tra di noi. Ehm,
che grado di risoluzione ha il satellite?")
"Da quello che so riesce a leggere una targa ma non una
lettera. E poi basta che uno indossi un cappello che essendo
la visione perpendicolare il satellite già non vede
più niente."
"Davvero? straordinario" chiosò con una soddisfazione
di cui tanto per cambiare mi sfuggì l'eccesso.
Ho
sempre pensato,una volta riflettuto su tutto ciò con
anni di ritardo, di essere stato involontariamente io una
delle cause di uno dei misteri minori ma non per questo meno
disorientanti del caso Moro: la divisa da piloti dell'Alitalia.
Che in un contesto omicida con fuga, dove essere anonimi è
uno dei presupposti basilari, mettersi a far scorrazzare una
squadra di piloti dell'Alitalia- quali facevano sembrare le
divise i sequestratori - è semplicemente un non senso.Qualche
dietrologo fuggito da qualche dossier psichiatrico ha illazionato
che era un modo di riconoscersi...dato che fra di loro non
si conoscevano,i sequestratori. Sì, e si conoscono
in occasione di un tipo d'azione militare per cui una fiducia
ferrea di anni è il presupposto minimo .Pazzesco.
La verità e che con quelle divise avevano il pretesto
di mettere il berretto da pilota,così diventando invisibili
al satellite.Era il berretto che contava,non la divisa.
E' una ipotesi delirante?sempre meno di quelli che hanno ipotizzato
che si erano messi una divisa così assurda perchè
non si conoscevano.
Perche ,poi, appena un anno dopo il legame tra lo zio Igor
me e l'omicidio Moro si fece strettissimo.
Perchè ci abbia messo anni per capirlo,a parte la scarsa
perspicacia naturale,cercherò qua di spiegare.
Una delle incredibili coincidenze della mia vita è
che la Lia Conte Micheli,la grafologa del caso Moro,era stata
la compagna di banco di mia madre ,non solo, ma il suo legame
con la mia famiglia era così stretto da aver affidato
a un fratello della mamma gran parte dei suoi risparmi (con
risultati non esaltanti, da quello che so).
Per me però tutto questo era sullo sfondo Allora soprattutto
giocavo a tennis.
Chi invece vedeva benissimo quanto strategico-o pericoloso-potesse
essere questo contatto era lo zio Igor.
Lo
scopersi tornando a casa da via Bellombra da uno dei miei
maestri di tennnis ,oggi affermato pittore, Franco
Corelli
Paquali(sua madre,l'ultima discendente del Mozart italiano
è una delle migliori amiche della mamma di Veronica
Lario, la Flora Bartolini)e fermandomi atipicamente lì
vicino nel bar ristorante Panoramica in via San Mamolo-il
preferito a Bolologna da Umberto Ferderico d'Amato, ma questo
è sicuramente un caso.
Entrando,con mio stupore sommo,vidi mia madre parlare con
lo zio Igor. Non si era più fatto vivo da allora
e venendo a Bologna parlava con MIA MADRE?di cui neanche
pensavo conoscesse l'esistenza?
Ma
quello che mi gelò il sangue fu..... qualcosa di
inesprimibile.Era come se al posto di Igor Markevitch ci
fosse un enorme ragno,un enorme terribile ragno indispettito
che una mosca,nel mio caso la povera mamma,non sembrasse
così disposta a farsi divorare. Lo stupore di vedermi
fu a sua volta per lui talmente grande che come un ladro
che non riesca a disfarsi subito della refurtiva per alcuni
secondi quella terribile espressione famelica sanguinaria
e indispettita assieme gli rimasi appiccicata sulla faccia
come una maschera tumorale.Poi,con una acrobazia degna di
un Oudinì della fisiognomica, riuscì non so
come a convertire quel ghigno nel sorriso amoroso di un
padre che riveda il figlio dopo venti anni e spalancando
le braccia - forse farei meglio a dire le appiccicose chele-mi
flautò:"Christian, how delighting to see you
again!We were waiting for you!"
"Are you fucking me around? No habit to stay in this
place." "Mi prendi in giro?Qua non vengo quasi
mai ."
Dopo un anno la ottusità era un pò meno granitica
ma mi rassicurò la sguardo sereno della mamma -scopersi
poi ottenuto con sforzo eroico - e per l'ennesima volta
abboccai all'amo.
"Ma aspettavamo di trovarti telefonicamente a casa
della nonna, se qualcuno del Comunale mi vede in centro....ci
metto degli anni per sottrarmi alle loro richieste!E' la
mamma che mi ha telefonato,anzi mi ha fatto cercare dal
papà Gianni per dei problemi con suo fratello Massimo
che sembra stia dilapidando il patrimonio."
Poi prendendomi un attimo da parte mi chiese"La mamma
sa del pittore?" "No,la mamma non sa del pittore".
Mi stava,in fondo,ricattando.Dovevo alla mamma l'invito
di due anni prima al party di addio di Villa Medici di Balthus
dove avevo conosciuto Francis
Bacon ma la mamma sarebbe inorridita a sapere che lo
frequentavo e lo"zio"ne era consapevole. Come
dire, vedi di stare al tuo posto.
Ma che avesse anche saputo che la Lia Conte Micheli aveva
consegnato a mia madre due lettere di Moro l'una per un
verso l'altra per l'altro di cruciale importanza perchè
io le consegnassi all'ambasciata americana e che mia madre
capendo che per me forse i rischi sarebbero stati troppi
le aveva trattenute senza dirmelo.... per me è qualcosa
di talemente pazzesco da rendere non poco credibile un libro
come quello di Fasanella e Rocca(volutamente non l'ho riletto,non
sono qua per trovare incastri dietrologici a tutti i costi
ma solo per ricordare) su cui con troppa precipitazione
non addetti ai lavori come Stefano Malatesta e Roberto Cotroneo
hanno creduto a suo tempo di poter ironizzare.
Lo zio aveva pensato di potermi inserire con le sue nere
arti magiche come un piccolo dado in un complesso meccanismo
internazionale di cui lui forse era il principale giunto
cardanico ed ecco che-per una incredibile coincidenza, l'amicizia
d'i nfanzia per mia madre di Lia Conte Micheli a cui probabilmente
le BR fecero arrivare direttamente delle lettere non fidandosi
più di altri intermediari - io mi ritrovavo in mano
un accesso diretto al cuore del mistero del caso Moro ed
ero collegato a Istituzioni Americane di certo agonistiche
a quelle a cui lui faceva riferimento.
Era venuto per impedire che mia madre cambiasse idea,o forse
era stato proprio lui a convincerla a non darmele.
Anzi,
era venuto a riprendersele.
Quando anni dopo sentendosi vicino alla fine mia madre mi
chiamò all' Ospedal Maggiore di Bologna dove faceva
finta di non saper di essere in metastasimi rivelò
la storia ma non volle dirmi con quali argomenti lo zio
l'aveva persuasa,suppongo fossero terribili perchè
non era tipa da farsi coercire facilmente.
Era passato un anno dalla morte di Markevitch,questa la
scadenza che Markevitich forse in un soprassalto di rimorso
o di chissà quale calcolo le aveva imposto e mia
madre aveva ,vergato sopra un foglietto consegnatole dalla"zio",
un numero di telefono a cui io dovevo telefonare.
A rispondermi fu la ambasciata Cecoslovacca.
La persona non lavorava più qui mi informarono seccamente,era
in pensione ma mi dettero il numero di casa.
Come in un film di Hitckoch in un cecoslovacco collerico
per quel poco che ne capivo venni invitato a non importunare
ma appena feci il nome dello "zio"in un immediato
buon italiano deferente mi si disse subito che si era a
mia disposizione.
Tralascio il nome e l'indirizzo -che peraltro ho ampiamente
scordato-della persona che mi aspettava a Roma per comnsegnarmi
uno scatolone ricoperto di bolle d'umidità ma chiaramente
intatto e dove come in un fetido vaso di Pandora l'introduzione
era un bigliettino vergato suppongo con la sua grafia :"Al
caro Christian,l'unico della famiglia che forse sarà
un giorno in grado di capirmi .Sperando che la vita ti sia
ricca e complessa,e non per colpa mia. Non c'è nulla
di più terribile di un ideale. Lo"zio"
Igor. "
NON C'E' NULLA DI PIU' TERRIBILE DI UN IDEALE.....io non
so che epitaffio abbia sulla sua tomba questo musicista
così insondabile e manipolatorio da aver codificato
per l'eternità la Nona di Beethoven trovandovi più
di ottocento errori di trascrizione (uno così non
c'è da meravigliarsi abbia voluto ,forse , anche
ritrascrivere il mondo) ma credo che un graffito più
adatto e forse rivelatorio di questo per lui sarebbe difficile
trovarlo.
Quello che mi lasciò in eredità -se erano
chiavi di lettura -io non le ho sapute,o volute,usare.
L'archivio completo (quasi 90.000 nomi)dei collaboratori
dello STB, il servizio segreto cecoslovacco.
Le due lettere di Moro che si era fatta dare da mia madre(perlomeno
sembravano tali,io però non sono un perito del tribunale)una
indirizzata a una cantante abbastanza famosa all'epoca a
cui Moro indirizzava parole per così dire di profonda
amicizia,un'altra con i conti bancari per pagare la corrente
di un suo famoso avversario politico che si trovavano in
Canada .
Poi
delle foto tanto affascinanti quanto per me enigmatiche.
In esse venivano fatte delle indicazioni ma non avevo alcun
miliardo per fare delle ricerche(a Claire Serling per fare
le ricerche sull'attentato al Papa -con risultati medi-
Riders Digest ne aveva concessi quattro.....)(a me in Italia
prestigiosi pseudomaestri di giornalismo investigativo come
Romano Cantore dopo enormi elogi,cioè sostanzialmente
una presa per il culo,si limitavano a rubarmi lo spunto
senza dirmi nenche grazie come nel caso dello studio avuto
in anteprima del prof.Salvatore Sechi chedimostrava che
per un attimo De Gasperi non escluse di passare dalla parte
di Stalin(!) o che l'allora astro nascente PSI Franco Piro
era indagato per collusioni mafiose .
Che io non abbia mai utilizzato questo materiale,di cui
per la prima volta adesso faccio vedere alcune foto e parlo,può
sembrare più che un gesto di rispetto verso dimensioni
delicate e complesse una forma di senescenza precoce ma
la banale e atroce verità e che già allora
non mi fidavo più completamente del mondo del giornalismo
e della magistratura ed essendo un lupo solitario-quindi
senza una precisa struttura editoriale che mi avrebbe nel
caso difeso- preferii non farne nulla.
Certo però......chi non ricorda Amendola che va a
protestare alla Ambasciata Cecoslovacca perchè teme
che i suoi servizi siano un raccordo internazionale delle
br (ma mettiamo che le br abbiano ottenute armi dai cecoslovacchi:
non significa mica che alla sera si riunissero in preghiera
per recitare le giaculatorie dello STB!) L'informativa
del Sisde che la direttrice della libreria Interscambio
di Milano Sandra Castelli nonchè redattrice di Controinformazione
era amica dell'avv.Jacques Verges il quale in Cecoslovacchia
avrebbe acquistato armi per l'ETA e per l'IRA(ma quando
a Belfast al corpo armato più pericoloso e spietato
dell'IRA stesso ,i Dubliners Voulunteers Fighting ,chiesi
se era vero si misero a ridere) la preveggente relazione
di minoranza di Leonardo Sciascia che già nell'82
segnalava indicazioni del Sismi-come al solito però
generiche -sulla Cecoslovacchia come matrice internazionale,
d'Alema che ammette in commissione Mitrokin che l'allora
dirigente della Commissione Centrale di controllo Cacciapuoti
fu mandato in Cecoslovacchia per chiudere le coperture anche
russe con le br,la Faranda e Morucci catturati con il mitra
che uccise Moro in casa della superspia del KGB Giorgio
Conforto(con tutto il rispetto non ho mai trovato una smentita
risibile come quella della figlia Giuliana che ha rotto
di recente del tutto inutilmente un silenzio di quasi trent'anni
negando che il padre potesse essere un capozona del KGB
perchè... scriveva" poesie" e lei e i suoi
bambini la Stella Rossa al merito spionistico in casa dei
suoi non l'hanno mai trovata (!)...sì ,magari mancava
a discarico anche la ricetrasmittente...a proposito: per
la Conforto anche in questo caso i veri colpevoli sono loschi
figuri come Bush, e ti pareva.....)
Dicevo
non sono qua per illudermi di poter trovare il grande incastro,ma
solo per potervi riferire-sperando di non annoiarvi troppo-quanto
sia traumatico che nonostante il Vento della Storia ti abbia
alitato in gola "La
verità rimane sempre questa-come scriveva il grande
Neruda-Che tutti avevano ragione.E io frattanto dormivo."
Certo campassi mille anni alcune cose continuerò
a non capirle.
Nel 98,credo fosse quello l'anno,Prospero Gallinari presentò
in conferenza sempre nel capoluogo emiliano la sua riduzione
teatrale del Caso Moro affidata teatralmente a un bravo
attore come Sergio Fantoni.
Nella multisala di via Berti Pichet non venne accolto come
un terrorista,venne accolto come un eroe.Corelatore un deputato
di Democrazia Proletaria-mi sembra allora esistesse ancora-di
cui non ricordo il nome con la faccia da tartaro che interloquiva
con quello che a lungo,sbagliando,si pensò avesse
materialmente ucciso Moro come se parlasse con uno statista.
Era appena uscito un libro di non mi ricordo quale collega
americano,di quelli che vengono in Italia e pensano in tre
anni di capire tutto. Ovviamente le br erano state al soldo
della Cia ,del Kgb, del Sismi ,dello Stb e probabilmente
anche dei servizi di sicurezza della Repubblica di San Marino.
Suscitando un muggito d'orrore nella platea tardo-radical-
chich-autonomia operaia lo accostai assieme ad altri giornalisti
locali per fargli qualche domanda.
Gli chiesi cosa pensasse del libro americano temendo mi
prendesse alla gola.
"Davvero interessante ,interessantissimo" mi rispose
lasciandomi di stucco.
"Ma come,non si incazza?non si infuria alla solita
descrizione delle br telecomandate?"
"Ma,non so...comunque fa piacere che persino dall'America
si interessino a noi."
Ma il mio stupore raggiunse il culmine alla risposta successiva,che
risbobino testualmente.
"So di essere banale,anzi me ne perdoNA (nel nastro
mi esprimo proprio così, bè ero emozionato,non
era facile fare certe domande a un mitico rappresentante
delle BR storiche con attorno quasi cinquecento persone
che fremevano come se stessi mettende le mie zampe nelle
mutande della Madonna.) Scusi anzi la vieta storia,la storia
che...insomma,
no, mi rendo conto che avrete avuto le vostre ragioni...."
"Se lei non mi fa la domanda io non capisco nè
quali fossero le nostre ragioni , nè in cosa la devo
scusare."
"Troppo giusto. Perchè , la domanda è:
avendo fatto la scoperta antiamericana del secolo,cioè
la struttura di Gladio,confessatavi da Moro, avete speso
centinaia migliaia di pagine per parlare dell'intero Universo
ma non avete parlato,denunciato,QUESTA COSA?la più
importante?"
Pensavo che Gallinari ormai fosse allenato e avesse una
bruciante brillante rabbiosa risposta con cui incenerirmi.
Ma non fu così.Lo sguardo si abbassò come
intristito ,ed inizio a balbettare.
"Sì dunque,ecco......dunque......."(silenzio)
"Ma ha capito la domanda?"
"Certo che l'ho capita." (Silenzio)
"E allora?"
"E allora la domanda la faccia A LORO!"
Nel
dirlo di scatto colui che veniva allora definito un infartuato
con pochi mesi di vita(credo,e mi fa piacere,stia ancora
benissimo)mi saettò la morsa di ferro della sua mano
attorno al polso con una tale forza che ne portai il livido
senza esagerazione per alcuni giorni(contromugghìo
della platea salottiera- eversiva che pensava finalmente
iniziasse a darmele di santa ragione)e mi lanciò
nello sguardo una vera e propria onda d'urto non capivo
se per comunicarmi un messaggio o per sondare se per caso
non fossi più idiota di quanto non si era augurato.
Che significano episodi questo?io non l'ho mai capito.
Aver appurato la loro sincera indole rivoluzionaria come
abbia fatto chiunque li abbia accostati non significa che
ognuno di loro avesse il controllo totale della situazione,
mi chiedo anzi se mai qualcuno-lo stesso Moretti compreso-l'abbia
mai avuta(in una mia intervista di anni fa il figlio di
Dalla Chiesa Nando non esitò a definire in parte"eroica"la
loro visione della società,ne ebbi tra l'altro un
richiamo ufficiale,ma era interessante appurare quanto fossero
entrati nell'inconscio anche dei figli di coloro che più
li avevano combattuti.)
E' anche vero,poi,che ogni volta che ho verificato un"
mistero" esso non si è dimostrato tale.Credo
che poche cose siano scioccanti come l'episodio riportato
da mille cronache e mille libri di Renato Curcio e con lui
la colonna storica delle brche cerca di verificare,forse
appurandolo?che Mario Moretti era il grande infilitrato. Di
recente ho seguito una sua conferenza in una libreria della
Riviera sul lavoro precario e interinale,devo dire dalla
persuasività ipnotica.La migliore amica che personaggi
come lui e persino all'opposto Giusva Fioravanti hanno avuto
in carcere è stata la cappellana orsolina suor Maria
Gervasia Asioli, mia ex insegnante alle elementari dai gesuiti
a Roma(altra incredibile coincidenza,mi rendo conto,ma io
non posso farci niente salvo si voglia pensare che abbia
collegamenti con Matrix e rimodelli la realtà a mio
piacimento.) Facendo il nome di suor Gervasia lo vedo subito
disponibile, gli chiedo se veramente lui e il gruppo storico
hanno fatto un controllo su Moretti infiltrato e cosa ,in
caso, hanno scoperto.
"Io non credo che l'ultimo demente in Italia, a parte
i giornalisti ,possa veramente pensare io abbia fatto o
avvallato una cosa simile." mi rispose. Quando l'indignazione
supera certi livelli raffredda la sua lava in una sorta
di serenità marmorea,la stessa con cui Curcio mi
osservava da distanze siderali.
"Si ricordi che io sono americano!"balbettai sgaiattolando
via goffamente dalla categoria.
E ci sarebbe tanto altro da dire.Di recente ho avuto una
telefonata con Giovanni Senzani nella sua libereria di Firenze,forse
spiazzato dal mio non essere italiano lui che non parla
MAI con i giornalisti mi ha concesso non certo una intervista
ma un colloquio di diversi minuti anche perchè lui
e il generale depistatore Musumeci che colloquiano
di nascosto (lo zio Igor magari a controllarli di lontano)
mi è sempre sembrata una grande stronzata ma,MA,anche
questa fosse vera-e non lo credo-andrebbe concesso che la
guerra tra i terroristi e i servizi è una guerra
che a volte implica zona neutre,di confronto,come due belligeranti
appunto a una trattativa,non significa che uno è
al soldo di qualcun'altro.Adesso Senzani si dà molto
da fare per l'antimafia Sicilia.
Un'ultima sonda però inutilmente lanciata nel rochi
interminabili cosmi di quegli anni,di milioni di carte istruttorie,di
terroristi,di "eroi"e macellai , fiancheggiatori
oggi divenuti apprezzati top managerr od opinionisti di
grido,la voglio descrivere:ed è quella diretta verso
Paolo Baschieri.
Nelle br ci sono stati anche intellettuali di vaglia ma
a differenza di molti di loro usciti distrutti o comunque
depotenziati anche nella propria indole di studioso da quella
esperienza come il prof.Enrico Fenzi
o il criminologo Giovanni Senzani il prof.Paolo Baschieri
,tra i capi della colonna Toscana,è oggi brillante
cattedrattico di biofisica al Consiglio Nazionale delle
Ricerche.Secondo il sen.Pellegrino i numeri delle banche
svizzere trovatigli in tasca ai tempi del suo arresto custodirebbe
ro i segreti più inconfessabili delle br tra cui
persino le carte origimali mai trovate del memoriale Moro.
Siccome
poi la colonna toscana si sarebbe riuntita dall'Anfitrione
a Firenze,cioè mio zio,non posso non cercarlo.
Irrintracciabile all'Università lo cerco a casa dei
suoi. La reazione della madre non posso,per rispetto di
una persona anziana che deve comunque aver sofferto,riportarla.Diciamo
che è stata graffiante,per usare un enorme eufemismo.
In ogni caso mi scuso e metto giù la cornetta in
contemporanea alla- con ira sbattuta- cornetta della interlocutrice.Rialzo
per fare un'altra telefonata e chi ti sento?sempre la signora
Baschieri che si precipita a telefonare al figlio in preda
al panico("Dopo tutti questi anni ancora lo tormentate!vergognatevi!")
Chiaramente il telefono è sotto controllo e una saturazione
della linea ha dislocato sulla mia l'ascolto.Quale pulpito
privilegiato per ascoltare,se ne hanno,le loro più
complesse confidenze.E tra l'altro complimenti alla tenacia
dei servizi italiani che dopo quasui trent'anni pensano,giustamente,che
gli altri reputino impossibile di essere ancora intercettati.
E invece....solo che non mi sono mai piaciuti i frutti di
un agguato e per quanto a malincuore mi faccio sentire:"Signora,scusi,sono
ancora in linea....""Ancora lei!?allora lei è
veramente americano!maledetto!"
Quel "veramente" fu straordinario,quasi noi americani
per certe persone si viaggi con il satellite al polso e
i colleghi italiani scrivano ancora con l'Olivetti... (io
,poi, il computer ho imparato a usarlo bene solo in tempi
abbastanza recenti).
Sarebbe forse interessante uno studio sui comportamenti
eversivi dettati anche dalla struttura caratteriale della
famiglia di riferimento.Baschieri non ha mai risposto alla
mia cortesissima mail.
La conclusione è che non ne ho nessuna,tranne che
questo righe mi sono venuto in mente leggendo su Dagospia
che Moro in realtà forse fu nascosto a Palazzo LOVATELLI.
Mio zio fu così diabolico da suggerire come nascondiglio
sicuro addirittura il palazzo dei parenti di sua moglie?
La risposta non credo si trovi nelle carte che mi lasciò
e che in mille traslochi della mia vita ho in gran parte
disperso.
Penso semmai che possa trovarsi dalle parti di Victoria,
in Canada,dove la sua diabolica sottigliezza non escludo
possa aver fatto finire il suo archivio segreto.
Le signore che lo stanno gestendo però, Karen Avery
e Catherine Arding,non credo potranno mai capire cosa stanno
veramenente compulsando.
Cristiano Lovatelli Ravarino.
|