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Per
essere dei geni, e non il solito orrendo grande pittore,
bisogna esserlo anche nella vita e la differenza tra la
vita di un genio e quella solo di un grande pittore e' che
il primo rischia in ogni quadro la pelle,il secondo va alla
tela come altri andrebbero in ufficio: magari meritevolmente,
magari deliziosamente, ma il vento della Storia jimmyhendrixxa
altre chitarre.
Era dai tempi di Francis Bacon
che non incontravo un genio e quando Gianfranco Zanti
da Rubiera è apparso all'orizzonte ho reagito
con lo stesso slancio di un eroinomane in crisi d'astinenza
da anni che si ritrovi, di colpo, nel laboratorio di un
narcotrafficante disponibile e amico.
Se Gianfranco Zanti non esistesse, bisognerebbe
inventarlo. I geni oltre che nella vita, lo sono anche
nell'aspetto: dirlo sarà forse razzistico, ma non
è per questo meno vero. Già la faccia di Gianfranco
e' un emozionante preallarme genetico: tratti che ricordano
quelli del Caravaggio (soprattutto il presunto autoritratto
a pastello) occhi imbottiti da nitroglicerina caratteriale
che più che osservare saettano fasci di voracità
su tutto quello che attira la loro attenzione come se volessero-dopo
averla scannerizzato con giudizi folgoranti e impietosi-risucchiarlo
clonandolo: oggetti, paesaggi, donne-soprattutto donne-e
perfino ricordi (a volte quando un interlocutore lo interessa
lo afferra, fiducioso, letteralmente per il cranio e mentre
quello interdetto continua più o meno a parlare glielo
scuote leggermente quasi a provocare una besciamella -a
lui più gradita- di pensieri e ricordi).
(occhi tagliati a diamante che di colpo si fanno quasi circolari
come se potesse riconfigurare l'iride come un rapace notturno-uno
dei tanti animali che tengono compagnia a Gianfranco nella
stalla in cui vive ,coltissimo Ligabue,assieme a legioni
di gatti,lupi,barbagianni,ciuchi,e un numero incalcolabile
di amanti ,alcune anchei famose:come ciò sia possibile
lo spiegheremo in un altro saggio....) (occhi come ridipinti
da una leggera verniciatura aliena incerta tra la poesia
e il delirio per cui non sai mai se stiano per intonare
un canto,una barcarola,una zirudela,come diconoin Romagna,o
stiano per frantumare un intero locale perchè la
pietanza..." gli era stata servita in modo non gradito".
Esattamente come Caravaggio. Esattamente come Bacon. (non
vorrei sembrare monomaniaco: non è colpa mia,a volte
i suoi occhi sono così simili a quelli del Grande
Dublinese da sembrare un trapianto corneo.)
"Oh,allora! finalmente agh cè uno che s'intènd
di piTura!" aveva eruttato due o tre anni fa il
Zanti quando avevo intravisto ,miracoloso, un suo piccolo
dipinto in mezzo ad una collettiva del Circolo Artistico
di Bologna.
Il quadro pulsava come un pericoloso virus in mezzo alla
pancia di tante tele accattivanti e accademiche pronto a
divorare chiunque gli passasse vicino lasciandolo diverso
da com'era prima d'averlo visto...
"Ma chi è questo genio..."mi ero lasciato
scappare mio malgrado..."Oh,allora!finalmente...."
Poi mi aveva afferrato la testa e come se per lui il mio
cranio fosse un consultabile testo aveva sentenziato:
"Ma guarda un pò! uno più angosciato
di me non l'avevo mai incontrato.Ah,non sei più ricco.
E ti hanno messo le corna.Ma le meritavi. Di sù,andiamo
a bere,che ti conviene più di me!"
In quanto ai quadri...io faccio il giornalista,non il critico
d'arte,ma conosco tutti i più grandi storici dell'arte
ed esimi pittori viventi tanto da sfidare chiunque a portami
qualcuno,nel mondo,che riesca a produrre qualcosa di simile
complessità e potenza. Ogni tanto,per descriverli,uso
una formula arbitraria come tutte le formule riassuntive
ma che forse rende l'idea: è un pò come se
qualcuno fosse riuscito a mischiare- migliorandoli- Pollock
e De Kooning assieme. Parliamo di tele anche grandi con
migliaia di figure,tratti,labirinti,storie segniche, allusioni
iconiche,senza che questo mai scada nel merletto o nel compiaciuto
arazzo,sono opere dal respiro epico che costano a Zanti
mesi di lavoro l'una,non poche ore o pochi minuti come danno
l'impresione di costare molte delle opere-con tutto il rispetto-dell'arte
moderna.
IL grande rubierese lo sa e nei titoli non è certo
modesto:" Giudizio Universale ""Fuga in Egitto"
"Il tavolo dell'anatomia"....(o e, se narrativi,incredibili
come: "Il ballo del bosco sul corpo del re."
Sì
perchè se passate dalle parti di Rubiera potrete
trovare Gianfranco completamente ubriaco russare sopra una
albero(come ci riesca senza cadere è un mistero contadino
che non mi ha mai voluto rivelare) oppure quando una tela
non lo convince uscire urlando come un pazzo e anche seminudo
dalla sua stalla e circondato da un codazzo di barbagianni,volpi(sì:persino
volpi)gatti,molossi,ciuchi gentili,bovi azzoppati da lui
curati con le sue stesse mani, che forse non avendo mai
pensato sia un essere umano credono forse sia uno di loro
gli sciamano attorno in quei momenti quasi protettivi e
quando dopo contro la tela aver bestemmiato, inveito,pennellato,schiumato,non
escludo eiaculato,insomma scotennato i propri incubi Zanti
vi si addormenta sopra ubriaco e furente in un campo di
cipolle gli si dispongono attorno pronti ad azzannare chiunque
gli si accosti....in quei momenti ,dicevo, penso che le
uniche persone in grado di avvicinarlo siano i fantasmi
di Caravaggio,Bacon,De Kooning,Benvenuto Cellini....felici,dopo
tanto tempo, di stringere la mano a uno di loro.
E
come molti di loro Gianfranco ha fatto le cose più
incredibili nella vita. Piazzatore di mine per i metanodotti
di Enrico Mattei, trivellista petroilifero,addetto alla
manutenzione dei camini,(ma anche una laurea ai massimi
voti in disegno industriale) responsabile alle presse alla
Fiat dov'era uno dei sindacalisti di grido.
E c'è una cosa che lo ossessiona quasi quanto la
pittura,una sorta di inguento medicamentoso dalle proprietà
quasi miracolose inventato dalla sua famiglia che non deve
essere del tutto una chimera se l'ente di controllo per
i brevetti medici ,la Carlo Erba, ha detto che è
brevettabile e se,spendendo parole positive ma anche non
impegnadosi,persino il cardinal Ruini ha risposta con una
lettera scritta di suo pugno al pittore che gliene sottoponeva
le virtù taumaturgiche (Zanti è una creatura
dei boschi ma non è un primitivo: suo zia lavorava
assieme al padre del Cardinal Ruini e le famiglie ancora
si frequentano.)
E
così la leggenda del Van Gogh in quel di Rubiera
sta montando ma a mio a avviso troppo in ritardo e non abbastanza
velocemente..... a parte uno sparuto drappello di critici
chiaroveggenti come il noto storico dell'arte Giorgio
Cortenova e l'etologo-critico outsider Giorgio Celli
e la Fondazione d'arte Cà la Ghironda a Zola Predosa
chi 'ha capito sono i suoi i compaesani che, anche se disorientati
dalla complessità delle sue opere, sono capaci di
tirar fuori anche 20.000 euro a quadro ("At fassi un
regalo!") chiosa il pittore- certo non inconsapevole
delle loro future probabili irraggiungibili quotazioni -
e quando lo trovano semiassiderato addormentato nei campi,
a volte addirittura in mezzo alla strada, se lo caricano
in spalla e lo riposizionano nel suo fienile.
Di recente ci ha quasi rimesso la pelle tanto che il sindaco
ds di Rubiera, Lorena Baccarani, una persona assai sensibile,
gli ha assegnato una casa dove almeno ci sono i termosifoni.
E il comune gli sta preprando una grande antologica che
dovrebbe inaugurarsi prima di questa estate.
A Rubiera. Mi gioco tutto quello che capisco nel mondo
dell'arte se entro pochi anni non ce lo ritroveremo al Moma
,al Louvre, e agli Uffizi.
CRISTIANO LOVATELLI RAVARINO.
(Per chi se la sente di contattatare direttamente il
pittore, antico ma non antitecnologico, il suo cellulare
è: 3490894232, oppure mandare una mail alla
rivista).
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