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Lettera aperta
a Cristiano Lovatelli Ravarino
Pregiato dr. Cristiano Lovatelli Ravarino, attualmente difendo l’Agente della Polizia di Stato Massimiliano De Cristofaro, coinvolto (!) nell’ambigua ed assoluta controversa vicenda processuale legata a Francesco Pazienza.
Il mio assistito, mi riferiva di aver letto navigando nel web, vari articoli di cronaca riguardanti la propria vicenda giudiziaria, segnalandomi stavolta -con piacevole stupore- una Sua personale intervista rilasciata il 18.09.2006 al giornale on line TifeoWeb.
Ciò che lo ha colpito è stata la sua risposta alla domanda : ”Esiste la Censura?” Lei ha risposto -tra l’altro- (cito testualmente) : "...Gli articoli di d'Avanzo e Bonini sullo scandalo Telekom Serbia sono rampanti, ma in quanti sanno che i cosiddetti falsi dossier contro Violante e Prodi, "commissionati" da Francesco Pazienza, non sono mai esistiti?".
Il mio assistito, da anni bersagliato -al negativo- dalla stampa, in questa fase -almeno-, ha deciso di non rilasciare interviste, ma, mi ha pregato di ampliare -nei limiti del possibile- tale argomentazione poiché reputa giusto fare chiarezza in merito ad una vicenda fin troppo esasperata dalla stampa “di scuderia” .
Beh, pregiato dr. Cristiano Lovatelli Ravarino, noi possiamo sostenere quella sua affermazione, o meglio, posiamo confermare che il cosiddetto "Dossier Soffiantini" non è mai esistito nonostante per anni sia stato "spacciato” (davvero si può parlare di droga informativa) alla pubblica opinione dai tanti "pennivendoli" che ne hanno... delirato, tra cui la nota coppia di amanuensi giudiziari della Repubblica.
Credo che il mio assistito sia uno dei pochi che può parlare apertamente di questa vicenda con cognizione di causa, perchè uno degli sventurati imputati "fabbricatori" del famoso "Dossier Soffiantini" -a detta prima della stampa e poi degli inquirenti-, è lui!
Le posso fare una rivelazione da "prima pagina" ma si regga forte....: il Dossier Soffiantini non è mai esistito!
E tantomeno Francesco Pazienza l'ha mai "ordinato" al mio assistito!!

Massimiliano De Cristofaro
Il Messaggero, 29 Settembre 1999, di Fiorenza Sarzanini “…Falsi Dossier contro Violante fabbricati da due Poliziotti…”
Impresa davvero difficile dato che a malapena il mio cliente Francesco Pazienza sa chi sia, se non per ovvi motivi d’Ufficio. L’ex superagente del Sismi non l’ha mai incontrato, conosciuto, postato, intravisto, bisbigliato, alluso una sola volta nella sua vita!
Si figuri quindi -nonostante le dadaistiche insinuazioni degli inquirenti- se De Cristofaro avendo lui come mandante avesse mai voluto... ricattare (??) l'On Violante con tale Dossier... men che mai poi il Capo della Polizia dr. Gianni De Gennaro!
(Prego? Un pò come se un addetto alle presse delle FIAT avesse voluto ricattare Gianni Agnelli….mah…) Alla luce delle nostre considerazioni (e spero con Lei molti Italiani), Ella si chiederà cosa sia realmente successo...il mio cliente si rivolge al suo giornale con la speranza di non essere censurato perchè di coraggio mediatico in giro davvero se ne vede assai poco...
Tornando al "phantomatico" Dossier Soffiantini, qualche tempo fà si è letto sul tema, un altro articolo (postato nel 2005 sul giornale on-line Indymedia), dal giornalista Marco Saba.
Leggendo l’articolo il mio assistito ha ripreso coraggio, poiché mi disse di essere rimasto ancora una volta stupito dell'interesse -perlomeno- della "stampa on line" a fare chiarezza su di una vicenda che per anni stata totalmente depistata dalla stampa cartacea, a partire per citare un nome fra i tanti dalla giornalista Fiorenza Sarzanini...
Si, sebbene la giornalista nel lontano 1997 abbia scritto su Il Messaggero (testuali) : "...nella girandola delle ipotesi c'è anche quella che a sparare all'Ispettore dei N.O.C.S. sia stato il cosiddetto fuoco amico...", a distanza di due anni e precisamente il 29 Settembre 1999, nella Cronaca Nazionale a pagina 9 del Messaggero, bello in vista su sei colonne Ella gli "addebita la sua frase", denunciando al mondo intero che il mio assistito, sempre su immancabile “ordine di Francesco Pazienza” (p.s. ribadisco per la milionesima volta che il mio cliente nemmeno lontanamente conosce Pazienza), per ricattare i vertici dello Stato (!) e della Polizia (chissà a quale titolo), avrebbe confezionato il Dossier Soffiantini, ove avrebbe scritto che (testuali) : "...a sparare all'Ispettore dei N.O.C.S. Samuele Donadoni sarebbe stato il cosiddetto fuoco amico...".
Incredibile! Incredibile! Ricapitolando.
L’Eroico Samuele Donadoni muore tragicamente nel 1997, nel 1999 la Giornalista Fiorenza Sarzanini con una bugia rimescolata a mezze verità, inquina la vita del mio cliente perché per prima ”rivela” a milioni di Italiani che lui, un Poliziotto, su ordine di Pazienza (De Cristofaro non conosce Pazienza), avrebbe confezionato un dossier ribattezzato "Dossier Soffiantini", composto però di frasi... che ella stessa ha scritto nel 1997 ?!

Il Messaggero, 18 Ottobre 1997, di Fiorenza Sarzanini
Sarà forse stata una sua complice silenziosa, allora... mah...
Ma la parte della commedia che più ci piace dr. Ravarino è questa, sebbene alla data delle sue rivelazioni da cronista d'assalto vi fosse in atto un indagine della Procura di Roma, indagine avente termine della proroga per la data del 30 Ottobre 1999, il mio cliente si domanda ed io Le domando, riferendoci al mondo cosciente : "...ma come ha fatto l'impavida Indiana Jones della cronaca giudiziaria a pubblicare il suo articolo bomba dal titolo "Falsi Dossier Contro Violante Fabbricati da Due Poliziotti" in data 29 Settembre 1999, cioè, circa un mese prima dello scadere della proroga delle indagini, periodo ove dovrebbe regnare il famoso Segreto Istruttorio? Qualcuno vuole forse rispondere?..”
E chi risponderà dello stillicidio subito per anni dai familiari del mio cliente? Immagina le drammatiche conseguenze di tale “pubblicità”?
Il Messaggero, 20 Ottobre 1997, di Fiorenza Sarzanini
Lei dr. Ravarino, come il resto dei lettori, non credo possa immaginare le conseguenze che sta subendo il mio cliente da parte della propria Amministrazione di appartenenza che, a causa della strumentalizzazione della stampa, in via del tutto cautelativa, lo ha professionalmente e fisicamente “esiliato”.
l’eroico Ispettore dei NOCS, Samuele Donatoni
Tornando alla vicenda dei falsi dossier che Lei è tra i pochissimi ad aver capito non esistere dato che anche...in altri, hanno avuto la miserabile spudoratezza di coinvolgerlo, vorrei precisare il presunto ”ruolo” del mio assistito, anche nella vicenda "Telekom Serbia" e -di riflesso- nel cosiddetto "Dossier Prodi.”
Per iniziare vorrei precisare che, in questa balcanica inchiesta del 2003, il mio cliente è stato "nominato imputato" solo dagli ineffabili Bonini e D'Avanzo…hanno fatto tutto loro...processo, arringa, capi d’imputazione…associando astrattamente o “distrattamente” una vicenda giudiziaria ad un'altra, sebbene tra loro non vi sia, per il mio assistito, un preciso nesso giuridico.
Su espresso volere del mio cliente Le faccio una nuova rivelazione, quasi incredibile: “…nessuna Procura, nessun Procuratore, nessun Giudice, nessun Magistrato ha mai chiamato il mio cliente per la vicenda Telekom Serbia (nè per il Dossier Prodi.!)…”
De Cristofaro Massimiliano è “capitato” nelle pubblicazioni del quotidiano La Repubblica, solo perché qualcuno ha deciso -arbitrariamente- che la vicenda del mio assistito era “…una storia utile da raccontare...!” ai fini della vicenda Telekom Serrbia(???) Ad oggi pregiato dr. Ravarino, non si è capito come, né per chi all’epoca, sia stata storia utile da raccontare!!! (forse) Comunque, mentre eravamo già impegnati con il misterico Dossier Soffiantini -tutti ne parlano nessuno l’ha mai visto- una mattina ci siamo svegliati (non è un motivetto partigiano) ed abbiamo letto ancora una volta il nome del mio cliente su tutti i giornali.
Le “penne da podio” Bonini e D'Avanzo (in quest’ultimo caso nomina sunt consequenza rerum, verrebbe da dire...) in un malsano fuoco pirotecnico dei vari Pazienza, Volpe, Rocconi, Prodi, 007, D'Andria, Marini, Sisde, P2, l'immancabile Gelli (come poteva non esserci? Qualcuno si sarebbe offeso..) Cirfeta, Deiana e chi più ne ha più ne metta, nell’immaginario collettivo, hanno fatto del mio cliente, il nuovo Stakhanov dell’intossicazione Nazionale!
Non bastava l’avvelenato Dossier Soffiantini, ci voleva l’antrace Violante e il botulino Prodi...tanto se gli Unabomber all’interno dello Stato mancano non è un problema.
Basta inventarseli.
Giornalisti di grido -anche presuntuosamente denominati investigative journalists- pronti a fare da tappetino quelli no, quelli non mancano.
Comunque sia, non sappiamo dove questi signori abbiano preso le loro informazioni nè chi sia la loro fonte per il surreale “tred-union” tra la vicenda giudiziaria del mio assistito e lo scandalo Telekom Serbia.
Per scrupolo. abbiamo esaminato l'intero incartamento messo a nostra disposizione dalla Procura di Roma (più di 36.000 atti..) ma delle parole "Telekom" e "Serbia" o "Prodi”o anche solo “Romano”... nemmeno l’ombra!! Ma questa, è un altra storia.
Tornando al Dossier Soffiantini, spero possa essere utile precisare che, dagli inquirenti -allo stato dei fatti-, non è mai stato sequestrato al mio assistito.
Però egli ricorda di aver consegnato loro una rassegna stampa ed una serie di appunti (circa 400 pagine tra scritti amanuensi e digitalizzati) sul tema del sequestro Soffiantini.
De Cristofaro Massimiliano dal 1995, stava scrivendo la bozza per un libro e, nel 1997, dopo i tragici fatti di Riofreddo, fortemente scosso dalla vicenda, pensò di aggiungervi un ulteriore capitolo dedicato alla morte dell’eroico Poliziotto Samuele Donantoni -tralaltro, suo carissimo amico-.
A scanso di equivoci e solo per questo motivo, custodiva i giornali dell'epoca, vari appunti su cui aveva trascritto pubbliche voci di corridoio e mere raccolte di notizie stampa dalla televisione, tra cui gli innumerevoli articoli proprio della giornalista Fiorenza Sarzanini.
E’ forse un reato? Mah…
Ma da anni un dubbio assale me e il mio cliente....non sarà che il “Dossier Soffiantini” è quell’accozzaglia di materiale pubblico da egli volonterosamente e confusamente raccolto? Possibile gli inquirenti, ancora una volta, possano aver preso un simile risibile granchio? Eppure il mio cliente, di deposizioni soddisfacenti in tal senso, ne ha rilasciate tante, ma di riscontri ne sono stati fatti pochi!
Purtroppo dr. Ravarino, non ci sarebbe poi così da stupirsi... perchè fin dal 1999 i colleghi di De Cristofaro Massimiliano perquisendo la sua abitazione, sequestravano alla rinfusa tutto ciò che ritenevano meritevole di “particolare attenzione", tra cui molti libri di cronaca... di pubblica vendita.!
Ricordo che il mio cliente mi rivelò -confidenzialmente- che volevano sequestrare e repertare il libro dal titolo "Donne di Mafia" perchè era un atto “prodromico al tema dell'indagine”.
Ma poco dopo, notando che la prefazione era stata scritta dal dr. Gianni De Gennaro, allora lo riposero sullo scaffale.!
Però portarono via un vecchio libro dal titolo Riservato Riservatissimo Anzi Pubblicabile ed alcune fotocopie dello stesso libro che il mio cliente si era fatto per pura comodità di lettura. Quelle pagine riguardavano anche un declassato dossier del CESIS che -pubblicato alla fine del libro- trattava del terrorismo Internazionale e dell'OLP.
Beh, non ci crederà, ma quelle fotocopie furono separate dal libro e mandate rilegate al P.M. titolare dell'indagine...in effetti sembravano aver preso la connotazione di un vero e proprio dossier del CESIS! Gli inquirenti interrogarono per ore De Cristofaro Massimiliano prima di capire che si trattava di fotocopie del libro che gli avevano sequestrato.!
Riservato Riservatissimo anzi Pubblicabile, di Francesco Damato
Gli chiesero anche quale agente segreto glielo 'aveva dato e a CHI lo doveva rivendere.!
Si figuri, quel vecchio libro l'aveva comprato in una bancarella nel mercatino proprio davanti al Tribunale di Roma…siamo alla commedia degli orrori, o meglio, alle farsa di Pulcinella.
Esilarante vero?!
Si, se la farsa non fosse recitata sulla pelle di un giovane Poliziotto.
Il mio cliente fu interrogato per ore anche sulla provenienza del “Dossier Ustica” che gli investigatori gli “sequestrarono” in casa.
Anche il quel caso gli chiesero chi glielo aveva dato, a chi lo doveva rivendere o cedere (un’ossessione)...rispose : ”Me l’ha venduto un certo Panorama”; “Ah, bene!” -scattarono giulivi- “A quale servizio appartiene?”; “Ai servizi segreti settimanali della Mondadori!!!” rivelò.! Per scovarli bastava andare dal giornalaio! (Ciò che gli imputarono era un normalissimo inserto-dossier del periodico mensile, che trattava della strage di Ustica.!!!) Chissà cosa accadrà ora che la IV^ Sezione della Corte d’Assise di Roma, presieduta dall’Ill.mo Sig. Giudice Mario Almerighi ha stabilito con estrema precisione che ad uccidere l’eroico NOCS Samuele Donatoni è stato davvero il cosiddetto “fuoco amico”!!!
Ora ci si domanda, quale sarà il nuovo ruolo del mio assistito, imputato? Teste? Mah… Ed ancora dr. Ravarino... il denaro che secondo l’accusa gli veniva accreditato con cadenza mensile da Pazienza o dall'omonimo gruppo a fronte della sua corruzione in realtà era l'accredito dello stipendio mensile della Polizia di Stato, i cosiddetti "emolumenti"...
Senza parlare delle scorte e dei contro-pedinamenti che avrebbe fatto in favore del Gruppo Pazienza...
In realtà all'epoca si accompagnava solo a degli amici, magari secondo alcuni il problema è che loro erano davvero “amici di Pazienza”...ma se il mio cliente diventa responsabile delle catene di conoscenze di tutti coloro che conosce, chissà se Massimiliano -libero dal servizio-, accompagnando la propria madre al mercato si rende responsabile del reato di scorta abusiva o di atto contrario ai doveri d'ufficio!!!
Pregiato dr. Lovatelli Ravarino, il dibattimento è tuttora in atto e chiaramente, non posso riferire di situazioni e fatti che possono pregiudicare la difesa del mio cliente, ma quanto su espostoLe, è già emerso nei carteggi dibattimentali...sebbene questo processo a nostro umile parere, mai si celebrerà… Però...però, De Cristofaro Massimiliano mi ha espresso la volontà di chiarire un punto particolare della incresciosa vicenda giudiziaria, infatti, pregandomi ripetutamente di non farlo rimanere con lo schifo in bocca (pura utopia), Le accenno a un particolare reato addebitatogli che più lo inorridisce, il reato di estorsione.
Il mio cliente non ho mai fatto un estorsione a nessuno, forse il contrario, forse Massimiliano ne ha subite!
In questa sede possiamo anticipare che il Sig. G.T. -la presunta parte lesa di cui a breve si parlerà pubblicamente-, dopo la sua lacrimosa deposizione dinnanzi al P.M. del 12.05.1999 -unico atto che ha portato “forzatamente” alla reclusione il mio cliente-, è fuggito in uno stato del Sud America (Brasile) ove ha anche aperto varie attività commerciali.(!?) Strano, perchè a dire del mio cliente (e dall’analisi del carteggio ufficiale a nostra disposizione), emerge che il tale G.T. fino alla data del 07.05.1999, non ha mai avuto una lira!
Fortunatamente però, il Sig. G.T. grazie ad internet è stato rintracciato, così potrà essere finalmente presente in aula per riconfermarci pubblicamente le sue accuse…
Ah, dimenticavamo, qui più che nell’abuso inquisitorio, si sconfina -sit venia verbo- in una vera e propria “indagine creativa”!
Nelle tre ordinanze di Custodia Cautelare che tennero in carcere il mio cliente, si legge che (testuali) : "...le minacce fatte al Sig. G.T. trovano preciso riscontro perchè lo stesso durante il corso dell'esame è più volte scoppiato in lacrime...".
Ma se gli scappava un sorriso cosa facevano, lo incriminavano?
Nel corso della sua carriera De Cristofaro Massimiliano ha arrestato molti delinquenti, ha compilato molti verbali d'arresto e posso garantire che ha lette e viste di tutti i colori, ma a fronte un simile riscontro -gli si perdoni l’irriverenza- mi ha riferito di palesare che non avrebbe mai pensato che una “fesseria simile” potesse ignobilitare un verbale di Tribunale.
Le ipotesi di reato che lo hanno toccato sono passate da venti a dieci, da dieci a otto, da otto a sei, da sei...speriamo che l’auto-sfaldamento accusatorio continui, anche se vi è il rischio concreto di una ”prematura” ed imminente prescrizione… De Cristofaro Massimiliano non teme la Legge perchè la rispetta e la fa rispettare.
Non ha paura della Giustizia, perchè non ha nulla da nascondere.
Temo solo chi la amministra, abusandone.
A questo proposito penso che al video lettore-giudicherà lui-possa bastare una “piccola carrellata” degli atti iniziali che lo riguardarono....

Procedimento Penale 13863/98, denominato "il Processo del Gruppo Pazienza" o "il Processo di quelli dei Falsi Dossier".
Per la “presunta” complessità dell'indagine, per i nomi ed i contesti che vi hanno orbitato, per la grande mole di carteggio che lo stesso procedimento ha prodotto e vuoi per la genuinità degli accertamenti esperiti dagli Ufficiali ed Agenti di P.G. appartenenti dapprima alla Digos di Roma e poi all'Ucigos sez. B1 (DCPP - Polizia di Prevenzione), l’inchiesta - iniziata nel lontano 1997 per una personalissima e futile circostanza creatasi in Castiglione della Pescaia tra il Procuratore della Repubblica Dr. Fausto Cardella e l’Avvocato De Gori Giuseppe - ha fatto si che l'indagine nel tempo, prendesse una strada a dir poco “obbligata” e del tutto travisata a discapito solo degli appartenenti della Pubblica Amministrazione.
Il procedimento nr. 13863/98 non si basa e, non si è mai basato su fatti netti e circostanze chiare e circoscritte, ma su di un vero e proprio "teorema" che trova i propri riscontri allora su incartamenti del tutto incompleti ed oggi, si continua a sorreggere solo su vecchi carteggi “prestampati” e da poche mendaci e fin troppe confuse dichiarazioni di chi all’epoca, doveva - poiché delegato - accertare prima di agire.
Da una attenta lettura emerge che il procedimento penale nr. 13863/98, nasce da un altro procedimento Nr. 586/98 R, ovvero, sulle ceneri del procedimento a tale De Marcus Angelo, ove si evinceva anche il nome dell’onnipresente Pazienza Francesco.
E’ doveroso esaminare il Rinvio a Giudizio del 30 Giugno 2003 e solo poi, la Richiesta di Archiviazione Parziale del P.M., datata 29.11.2000.
L’erronea interpretazione dei carteggi e la presunzione investigativa dell’allora P.G. delegata, la quale, durante il dibattimento, attraverso la testimonianza giurata di ex Funzionari dell’Ucigos, dichiarava di essersi basata su “intuizioni” proprie dell’Ufficio e da una (testuali) : “…discreta capacità d’unione, derivante dall’attenta e giornaliera lettura di più quotidiani!!!”
Ci si chiede ancora come sia stato possibile per il G.U.P., avallare l’idoneità degli atti d’indagine a sostegno dei capi d’accusa.

Attività degli Inquirenti :
In data 10 Maggio 1999 la Procura della Repubblica emetteva Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere per tali Centanni Massimo, e Rocconi Giulio, la quale conteneva l’eventuale Sospensione dai Pubblici Uffici per l’Agente Scelto De Cristofaro Massimiliano Previo Interrogatorio dinnanzi al G.I.P.
La predetta Ordinanza veniva notificata allo scrivente solo in tarda sera (h 20:35 c.a.) il 12 Maggio 1999 ed il previsto l’interrogatorio di garanzia dinnanzi al G.I.P. non fu mai effettuato.
la stessa sera, il 12 Maggio 1999, a De Cristofaro veniva notificata una nuova Ordinanza Restrittiva emessa dal G.I.P., contenente stavolta, le Misure Cautelari in Carcere con disposizione di isolamento giudiziario.
Si deve precisare che l’Ordinanza che disponeva la Misura Cautelare di Sospensione dal Servizio previo Interrogatorio dinnanzi il G.I.P. emessa in data 10 Maggio 1999 e l’Ordinanza che disponeva le Misure Cautelari in Carcere datata 12 Maggio 1999 sono identiche nella forma e nel contenuto, tranne nella prima pagina.
Infatti, nell’ Ordinanza del 12 Maggio 1999 è stata aggiunta una sola pagina e quella pagina ha fatto la differenza tra la libertà e la reiterata reclusione.
Quella pagina -ovviamente-, riporta la lacrimosa testimonianza del Sig. G.T.
Il 21 Maggio 1999 (allo ore 12:30 circa) il G.I.P. -su richiesta del P.M.- emetteva una seconda Ordinanza di Custodia Cautelare di Carcere -con disposizione di isolamento giudiziario- che al mio assistito veniva notificata presso l’O.P.M. di Forte Boccea dove era già recluso.(!)
La nuova Ordinanza è “quasi” identica alle precedenti Ordinanze del 10 Maggio 1999 e 12 Maggio 1999, infatti quest’ultima, si differenza per la data e l’impaginatura!
Il 1° Giugno 1999, il Tribunale del Riesame ordinava l’immediata Liberazione/Scarcerazione del mio cliente annullando l’Ordinanza di Custodia Cautelare del 12 Maggio 1999.
Ma il mio assistito non poteva uscire di prigione, perché era stato nuovamente arrestato con Ordinanza emessa il 21 Maggio 1999!!!
In data 11 Giugno 1999 il G.I.P., sempre su richiesta avanzata dal P.M., emetteva una terza Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere -con isolamento giudiziario-, che, come le altre due, gli venne notificata presso l’O.P.M. di Forte Boccea, mentre era ancora recluso, con l’Ordinanza emessa il 21 Maggio 1999.
In data 12 Giugno 1999 il Tribunale del Riesame ordinava nuovamente l’immediata Liberazione/Scarcerazione di De Cristofaro Massimiliano, annullando l’Ordinanza di Custodia Cautelare datata 21 Maggio 1999.
Ma Massimiliano non poteva uscire di prigione, perché era stato nuovamente arrestato con l’Ordinanza emessa l’11 Giugno 1999!!!
In data 11 Giugno 1999 ci si appellava nuovamente al Tribunale del Riesame per far annullare anche l’Ordinanza di Custodia Cautelare del 11 Giugno 1999.
In data 28 Luglio 1999 il G.I.P. sostituiva le misure Cautelari dal Carcere Preventivo agli Arresti Domiciliari, mentre -per assurdo- il 17 Settembre 1999, il Tribunale del Riesame a cui ci eravamo appellati confermava(?) la validità dell’Ordinanza emessa dal G.I.P. l’ 11 Giugno 1999, il quale -invece-, anticipandoli, liberava Massimiliano.

Mi creda dr. Ravarino, per Massimiliano fu davvero allucinante, ma era nuovamente libero!
(Massimiliano mi ha pregato di non rendere pubbliche le condizioni carcerarie in cui ha dovuto trascorrere durissimi giorni di detenzione, ma Le garantisco che mi ha riferito di situazioni che vanno di gran lunga al di là, della logica e della pazienza umana.)
Dopo l’estenuante braccio di ferro tra la difesa e l’accusa per la giusta liberazione di Massimiliano, in data 29 Novembre 2000 viene notificata a tutti gli imputati, la richiesta del P.M. per l’ Archiviazione del Procedimento.(!)
Alcuni passaggi dell’atto sono degni di cronaca ma soprattutto, di essere ripetuti con una attenta riflessione :
Richiesta di Parziale Archiviazione del 29 Novembre 2000
Pagina 4 rigo 1:
"Rilevato - Appare opportuno esaminare, in via principale, le posizioni degli indagati nei confronti dei quali si ritiene che debba essere disposta l'archiviazione con riferimento a tutte le ipotesi di reato iscritte al registro di cui all'art. 335 c.p.p..."
Pagina 4 - rigo 7:
"…tuttavia non paiono sufficienti o idonei per sostenere l'accusa in giudizio secondo il disposto dell'art. 125 disp. att. c.p.p…"
Pagina 6 - rigo 43:
"…Tuttavia possono essere avanzati dubbi circa l'esistenza di tutti gli elementi costitutivi della fattispecie prevista dall'art. 319 c.p…."
Pagina 7 - rigo 3:
"deve concludersi per l’archiviazione ai sensi dell’art.125 disp. Att. poiché non vi sono elementi idonei per sostenere l'accusa in giudizio, anche sotto il profilo dell'elemento soggettivo del dolo…
Pagina 7 - rigo 7:
"…si ritiene che gli elementi acquisiti non consentano di ritenere provata - in termini di certezza - la loro partecipazione - e ciò impone l'archiviazione ai sensi dell'art. 125 disp. att. c.p.p. - in quanto…"
Pagina 7 - rigo 41:
"…All'esito delle indagini svolte si deve ritenere che in ordine all'ipotizzato delitto di associazione per delinquere gli elementi acquisiti non siano idonei per sostenere l'accusa in giudizio e conseguentemente deve essere richiesta l'archiviazione ai sensi dell'art. 125 disp. att. c.p.p…"
Pagina 10 - rigo 27:
"… Tuttavia non sono ancora sufficienti da consentire il rinvio a giudizio occorre infatti tenere conto che spesso il Rocconi Giulio riferisce ai coindagati, e quindi anche a Pazienza, circostanze sicuramente false, è dunque evidente che gli elementi obiettivi acquisiti siano in qualche modo incerti e comunque inidonei a fondare un giudizio di sicura responsabilità penale e pertanto deve richiedersi l'archiviazione ai sensi dell'art.125 disp. att. c.p.p. essendo ormai decorsi i tempi per le indagini preliminari…"
Questi sono i presupposti con i quali il P.M. chiede l’archiviazione del procedimento.
Archiviazione che il G.I.P., il quale -senza indugio- accoglie.
Ci si domanda come mai il P.M. si è accorto di tutte queste lacune solo nel 2000, dato che aveva a disposizione decine di atti d’indagine che riportavano addirittura la data del 1997 (v. Proc. Pen. 137/98 R, in carico dal 1997 al Tribunale Penale di Roma).
Il 24 Luglio 2001, la richiesta di Parziale Archiviazione del P.M. trova immediato favorevole accoglimento da parte del G.I.P., il quale, dopo aver emesso ben 4 dispositivi limitanti la libertà personale, accoglie con questa frase (testuali) : “…un eventuale infausto giudizio…”.
Un eventuale infausto giudizio?? Ma…pregiato dr. Ravarino, allo stato dei fatti, Lei, sarebbe in grado di intuire su quali basi concrete si è -con estrema rigidità- reiteratamente limitata la libertà al mio assistito?
Di grazia, gli accertamenti atti ad accertarne le assolute responsabilità, si compiono prima, o dopo l’esecuzione di un condannato???

Massimiliano de Cristofaro
Si consideri a fondo il contenuto dell’accoglimento della parziale archiviazione richiesta dal P.M. titolare dell’indagine.
Sebbene il carteggio ufficiale non abbisogni di ulteriori considerazioni, va sottolineato che il 30 Giugno 2003, tutti gli imputati furono Rinviati a Giudizio.!!!(?)
Ci si chiede spesso del perché di tanta ostinazione avverso questi ragazzi…pluridecorati e fedeli servitori dello Stato.
L’acclarata ed assoluta infondatezza degli indizi raccolti dalla P.G. per i reati di cui all’art. 416 c.p. e agli artt. 1 e 2 Legge 17/82 non è una “limitata o circoscritta archiviazione”, perché, di fatto, dall’analisi del carteggio ufficiale, i reati 416 c.p. e agli artt. 1 e 2 Legge 17/82 archiviati dallo stesso titolare dell’indagine, furono il solo fondamento per l’avvio dell’intera confusa inchiesta giudiziaria, che trovò poi forza SOLO nelle “umide” dichiarazioni del Sig. G.T.
“Umide” dichiarazioni con le quali qualcuno conobbe il buio e l’isolamento giudiziario, altri, invece, la ricchezza ed il caldo sole dei mari del Sud…
Il resto, caro dr. Ravarino è storia, ma è ancora tutta da scrivere!
P.S. Il 24 Novembre 2006 in aula processuale -come di consueto-, si è trovato il modo di rinviare per l’ennesima volta il dibattimento, pertanto, pregiato dr. Ravarino, per le novità la rimando al giorno 02 Marzo 2007…forse!
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Ill.mo Cristiano Lovatelli Ravarino, questa volta non sarà il mio Avvocato “a raccontare”, perché credo sia giunta l’ora della mia rivincita personale.
L’argomento principale non è una divertente partita a carte fra amici, ma una partita a carte fra un solo, singolo essere umano ed un altro essere meno umano che in questo caso specifico, gioca per propri interessi ma, in nome e per conto dello Stato.
In molti ormai conoscono una parte della mia vicenda Giudiziaria, ed è bene che tutta la verità, venga alla luce.
L’attenzione Giudiziaria posta in essere nei miei confronti dal mese di Settembre 1997 con le mie prime due (2) iscrizioni “parallele” nel Registro degli Indagati della Procura di Grosseto e di Roma, una terza (3^) a Gennaio 1998 a Roma (conosciuta nei Tribunali come: “I fatti di Castiglione della Pescaia”) ed una quarta (4^) nel mese di Ottobre 1998, si è concretizzata anche: con una quinta (5^) iscrizione nel Registro degli Indagati del Tribunale di Roma, nell’estate del 2000.
Durante l’espletamento delle indagini inerenti il procedimento penale detto del secolo, Nr. 13863/98 per cui da quasi otto (8) anni dibatto (processo meglio conosciuto nei Tribunali Nazionali prima come: “I Poliziotti della Banda Francesco Pazienza” poi invece: “I Poliziotti del falso dossier Soffiantini” o “I Poliziotti che tentarono il ricatto all’Onorevole Violante”…) gli investigatori delegati (DCPP, Ucigos Sez. B1) intercettando ed ascoltando una telefonata intercorsa tra me e mia madre -a loro dire-, avendo intuito da parte mia, la commissione di un ulteriore reato, NON compilano nessun atto proprio o idoneo (Annotazione o Informativa di Reato) ma, come si evince dagli atti ufficiali (del procedimento Nr. 53527/2000) dopo un piccolo briefing interno, per valutare l’inoltro o meno della nuova notizia di reato all’A.G., NON lo fecero ma si limitarono ad inviare al P.M., una copia delle trascrizioni del Brogliaccio di Servizio inerente la predetta telefonata intercorsa tra me e mia madre.
Se interpreto ciò che scrivo, in realtà ho capito che gli investigatori, avendo udito una notizia di reato, pensarono bene quindi, di sostituire la dovuta Notizia di Reato “qualificata” con un semplice foglio nel quale venivano riportati, sommariamente, i contenuti delle telefonate intercettate.
Ma andiamo avanti caro Ravarino perché questo è solo l’inizio, si figuri il seguito.
Allora, gli investigatori inviarono all’A.G. la fotocopia di un Brogliaccio di Servizio contenente le trascrizioni delle intercettazioni, evidenziando l’intercettazione telefonica intercorsa tra me e mia madre che si disse essere fin da subito notizia di reato probatoria e qualificata.
A seguito della comunicazione “atipica” all’A.G. da parte degli uomini dell’Ucigos in merito al nuovo reato da me ipoteticamente commesso, inviato mediante la fotocopia del predetto Brogliaccio di Servizio, la Procura di Roma nell’anno 2000, mi notifica un ulteriore Avviso di Garanzia (il quinto), per i reati ipotizzati artt. 48, 81, 481, 61 Mr 9 C.P., aprendo un nuovo fascicolo d’inchiesta, il Nr. 53527/2000 - stralcio del Procedimento Penale Nr. 13863/98.
Il processo 53527/2000 è stato meglio conosciuto come “Il Processo Pinto”.
Caspita, ne ho talmente tanti di processi sulle spalle che sia i legali che le varie accuse li devono necessariamente etichettare, altrimenti c’è il rischio che ci si può confondere!!!
Ma l’assurdità della mia nuova pendenza penale è che l’Ucigos venne delegata alle nuove “indagini” solo un anno dopo (nel 2001) che la copia del Brogliaccio di Servizio giunse all’attenzione del P.M. MONTELEONE Maria.
Ed ancora più incredibile per me, è che in questo nuovo fascicolo penale, il P.M. titolare abbia trattato quel foglio estrapolato dal Brogliaccio di Servizio, quale notizia criminis qualificata.
Ma non sta a me giudicare io ora, sono solo un indagato.
È pacifico auspicare però che, in un fascicolo d’inchiesta, vi sia quantomeno la garanzia del supporto di una Notizia di Reato propria e qualificata, come ad esempio una Annotazione o una Informativa di Reato redatta della Polizia Giudiziaria che in quel contesto, dati i fatti certi, a mio avviso, si è resa responsabile dell’omissione della redazione di un Atto Dovuto.
Ma è solo il mio pensiero, ed io sono l’indagato.
Il Codice di Procedura Penale recita chiaramente quali siano i limiti temporali della Polizia Giudiziaria nell’Obbligo di Riferire le Notizie di Reato all’A.G. e quali siano gli Obblighi di Denuncia da parte dei Pubblici Ufficiali (e degli Incaricati di un Pubblico Servizio) poiché, in un contesto in cui essi hanno riferito di aver recepito la commissione di un reato Perseguibile d’Ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito (artt. 331 e 347 c.p.p.).
Ma questi precisi obblighi dettati dalla Procedura Penale, nel fascicolo d’inchiesta Nr. 53527/2000 NON sono stati rispettati.
Ma ripeto, è un mio punto di vista, quell’ dell’imputato.
E’ chiaro ed evidente che l’Ucigos e la Procura di Roma con questa nuova pendenza penale, hanno voluto minare ancora una volta la mia credibilità nel dibattimento Nr. 13863/98 (Processo Pazienza) bersagliando la mia persona con ogni mezzo possibile.
Questo ultimo concetto espresso, NON necessita di ulteriori riscontri.
Ciò che voglio portare alla luce è più di una verità nascosta, in quanto le Azioni Giudiziarie intraprese dalla Procura nei miei confronti, sono più che biasimabili, discutibili e degne di attenzione, spero, da parte di organi Giudiziari Superiori e soprattutto, di Controllo.
Da anni mi chiedo se davvero il P.M. MONTELEONE Maria in data 07 Novembre 2001, avesse realmente avuto la necessità di ascoltare la Sig.ra RUGORA Vanna (mia madre), in merito ai fatti per cui si procedeva contro di me.
Credo che la Sig.ra RUGORA Vanna vedendosi notificare materialmente l’invito di comparizione quale persona informata sui fatti proprio dai componenti della squadra dell’Ucigos che in data 12 Maggio 1999 attese di proposito il suo arrivo nella mia abitazione per ammanettarmi dinnanzi ad ella, abbia sopportato ben oltre ciò che può definirsi la soglia limite del fattore emotivo e caratteriale di un genitore.
Che terribile caduta di stile.
Forse il P.M. NON ha valutato che ella, mia madre, essendo un mio prossimo congiunto diretto, avrebbe potuto astenersi da tale terribile esame?
Oppure il P.M., con tale sconsiderata azione Giudiziaria, ha voluto sottoporre me ed i miei genitori ad un nuova gratuita violenza psicologica?
Non sta a me giudicare, io sono solo l’indagato!
Per notizia, dato che è processo di dominio pubblico, vale la pena fare qualche nome.
Anche in questo processo (come nell’altro) è stato ascoltato CLEMENTE Raffaele (Dirigente della Polizia di Stato) quale teste dell’accusa, il quale, ancora una volta, NON si è assolutamente smentito.
Egli ha dichiarato verità inesistenti anche in questo processo (come nell’altro) ed avverso la sua controversa testimonianza, il 12 Dicembre 2006 durante il mio esame e controesame, ho consegnato direttamente nelle mani dell’Ill.mo Giudice SULPIZZI Debora, una copiosa documentazione ufficiale che smascherava le false dichiarazioni del predetto.
(Il Giudice SULPIZZI D. disponeva che il predetto incartamento da me redatto e consegnato, fosse inserito nel fascicolo dibattimentale, dove tuttora giace).
Caro Ravarino, l’esito del “Processo Pinto” era già scritto.
Parlando con il mio Collegio Legale, ci era accorti tutti che non potevo uscire illeso da tale ulteriore fine manovra Giudiziaria. Allora ho creato, allora ho avuto il coraggio di andare coscientemente “contromano” e, soprattutto, contro il “Basso Profilo”.
(Basso profilo: nuovo tipo di processo fallimentare Italiano inventato consigliato da vari Legali difensori. Ho scritto bene? Difensori? Mah...) Tutto sembrava davvero già pesare sulla mia persona con una sonora condanna “PER NON AVER COMMESSO IL FATTO!”
Il 12 Dicembre 2006 fu il mio turno, convocato, vengo udito in Tribunale.
Sebbene potessi rifiutarmi, mi sottopongo volontariamente all’esame e controesame tra P.M. e Legale Difensore, con stupore di tutti.
Caro Ravarino, ho recitato in una scena epocale, peccato NON esistano registrazioni né video registrazioni, però posso annunciare che in questo Processo Pinto, creato ad hoc per potermi far condannare per poi portarmi al Processo Pazienza con una pendenza penale, dopo sette (7) lunghi anni da quell’ulteriore Avviso di Garanzia, anche questo dibattimento è stato definitivamente chiuso con la mia piena “ASSOLUZIONE”.
Si caro Ravarivo, l’Illustrisimo Giudice SULPIZZI Debora (Giudice della 9° Sezione Penale del Tribunale Sez. Monocratica) il 12 Gennaio 2007 ha emesso Sentenza e mi ha “ASSOLTO: PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE”.
(La predetta sentenza di ASSOLUZIONE è divenuta inappellabile nel mese di Giugno 2007).
Ed è stato oltremodo significativo l’episodio in cui il P.M. visibilmente scossa dall’evento -per Ella pesantemente negativo-, alcuni minuti dopo la lettura in Aula della mia ASSOLUZIONE nell’andare via mi abbia “salutato” davanti ai miei Legali proferendomi (testuali): “...SI RICORDI DE CRISTOFARO CHE NON FINISCE QUI, NON E’ ANCORA FINITA, NON E’ ANCORA FINITA, CI RIVEDREMO PRESTO!”.
Caro Ravarino, a tale provocazione sono riuscito a tacere e da uomo pacato abituato a pesare le parole, con la disarmate semplicità che mi contraddistingue e senza condizionamenti di sorta, nonostante la violenza morale subita gli ho sorriso in faccia, inoltre, NON ho voluto agire nei confronti del Magistrato, non m’interessa.
Nel contesto non replicavo a tono poiché il P.M. aveva pienamente ragione sul fatto che ci saremmo rivisti presto, infatti il 12 Ottobre 2007 ci rivedremo per concludere anche il Processo della Banda Pazienza.
C’è che dice che dovrei mantenere il silenzio più assoluto, chi –preso dalla paura e dalla paranoia- mi consiglia tutti i giorni di guardarmi le spalle, chi ancora, mi evita perché sono stato ASSOLTO e quindi pericoloso!!!
Beh, posso rispondere che sono un poliziotto, NON posso avere paura, NON mi è concesso avere paura, la paura, viceversa, la coltivo dentro, la custodisco e la curo, perché essa, mi aiuta ad avere quella lucidità che gli sprovveduti manca.
Caro Cristiano ora La saluto.
Allego la Sentenza di ASSOLUZIONE (dove stranamente di tutti si parla tranne di CLEMENTE Raffaele, il teste che ho accusato) e rimandano il prossimo nostro appuntamento con la verità, a quando Le svelerò le trame Giudiziarie del Processo meglio conosciuto come “I fatti di castigliane della Pescaia”.
Lei ed i lettori ne leggerete delle belle, perché nel Processo di Castiglione i nomi ed i contesti sono ben altri, a cominciare proprio da una cena in cui ero fianco a fianco del famoso ex-Avvocato della DC, il caro amico Avvocato DE GORI Giuseppe, presenza che dagli inquirenti in quella precisa occasione, venne definita “occulta”...
Ah, dimenticavo, dato che la paranoia va di moda perché così te la impongono, se nel frattempo io dovessi “morire suicidato”, sappiate che non era mia intenzione, quindi, scusatemi in anticipo.
Massimiliano De Cristofaro
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